Jerry in studio Radio Italia Anni 60

C'era una volta una puntata di “Quella carezza della sera”, il programma radiofonico di Radio Italia Anni 60 condotto da me e dal mio compagno di viaggio Giovanni Garau. Andavamo in onda tutte le settimane, e siamo andati in onda per diversi anni, facendo registrare picchi di ascolti incredibili, sia On Air, sia On Line.

È stata una trasmissione epica sotto tanti punti di vista. Nata come contenitore di tanti format, nella trasmissione c'era il serio e il faceto, il diavolo e l'acquasanta, come spesso ci definivamo io e Giovanni: le canzoni rigorosamente selezionate una ad una si intervallavano con appunti di vita vissuta, dall'almanacco del giorno con i nomi più improbabili dei santi agli avvenimenti del giorno collocati nella storia, dalle notizie fresche a quelle più datate, dalla storia della canzone appena trasmessa agli aneddoti del cantante, il tutto condito da un pizzico di ironia, talvolta anche di sarcasmo, che portava a far trascorrere due ore in compagnia della radio che prometteva poche chiacchiere e tanta musica.

 

Se è vero che Anni 60 non significava solo la musica degli anni compresi fra il 1960 ed il 1969, anche l'approccio interattivo con gli ascoltatori doveva essere più smart rispetto ai sistemi della vecchia radio, e così era facile carpire i messaggi degli ascoltatori attraverso le piattaforme social più comuni come Facebook, Twitter, WhatsApp e via dicendo.

Ricordo una puntata che ci lasciò di stucco, quando durante uno special su Marco Carta (fra l'altro, special fortemente richiesto da uno dei suoi fan club più consistenti), che andava in onda anche On Line, un ascoltatore dall'Argentina si mise a scrivere in chat tutto il testo della canzone in onda in quel momento, quasi la volesse cantare assieme!

Bello, anzi bellissimo! Per noi significava tanto! Era una conferma che lo special fu azzeccato, che gli ascoltatori non erano meteore (un dato importantissimo per valutare i numeri del quarto d'ora medio), ed anche che quella trasmissione veniva ascoltata davvero in tutto il mondo.

Quindi avevamo le richieste effettuate nei modi più tradizionali (telefono e SMS), ma anche con le chat...

Icona dei vari simboli dei social attorno ad una figura di persona

icona stilizzata di una chat

Le chat, quelle belle! Sì, perché l'interazione con gli ascoltatori e le ascoltatrici andava oltre la semplice richiesta musicale!

C'erano amici che scrivevano ogni puntata, c'erano persone che mandavano saluti, c'erano persone che si vergognavano e facevano scrivere magari a qualcun altro lì vicino a loro... C'erano adulti e bambini che interagivano con noi, ed il bello di tutto questo era che ogni volta, ogni puntata, c'era sempre qualcuno che ci raccontava alcuni spaccati del suo quotidiano.

Andare oltre la semplice canzone mi faceva capire che mio nonno Tullio aveva ragione anche sulla radio! Se cercate sul web il mio nome, troverete un'intervista rilasciata all'amico Alessandro Congia, dove raccontai anche il mio percorso in radio; quando poi unii l'esperienza della radio vissuta alle perle di chi ha fatto radio e TV da dietro le quinte (e nel vero senso del termine), capii quanto fosse importante quello strumento che, ancora oggi, ha un'importantissima penetrazione nella giornata di chiunque.

Nonno diceva che la radio e la TV devono essere pensate come violazione di domicilio legalizzata... ed è proprio così! Devi saper entrare a casa delle persone, senza che queste si sentano offese dalla tua presenza. Sembra facile, ma non lo è affatto...

Se tutti i nostri ascoltatori e le nostre ascoltatrici erano speciali, permettetemelo... qualcuno lo ha dimostrato e continua a farlo!

Sì, ora ci sta anche la considerazione di un credo sovrannaturale: ognuno è libero di credere in ciò che vuole, io credo fermamente che Giulia SIA una bambina avanti, anche se dovrei usare il verbo al passato... Ma NO! Non lo uso, perché è ciò che traspare da tutto ciò che “Il sogno di Giulia” realizza quotidianamente.

Una delle nostre affezionate ascoltatrici è stata Giulia (il passato è perché la trasmissione non esiste più), che ci ha stupiti sin dalla prima volta che ci ha contattati: una bambina così piccola che richiedeva “Delfini”...

La prima ricerca sul database ovviamente mostrò la canzone di Domenico Modugno, e ricordo benissimo quando ho chiesto conferma della richiesta, perché era assai improbabile che una bambina così piccola richiedesse Domenico Modugno, fra l'altro neppure la più nota Nel blu, dipinto di blu” del 1956!

Sì, era proprio quella!

Bellissima canzone, scritta da Franco Migliacci e Luigi Lopez, interpretata da Domenico con il figlio Massimo, è un pezzo intriso di umanità: lo stesso Lopez confermò, in un'intervista del 2014, che Domenico volle incidere il pezzo in studio senza effetti. Seppur provato da un pregresso ictus che gli paralizzò metà del corpo, volle incidere “quello e solo quello che effettivamente fosse stato in grado di cantare”.

La canzone fu anche dedicata da Pippo Baudo, in una puntata di Domenica In, a Sandra Mondaini, perché Sandra e Raimondo Vianello dichiararono di essere molto legati a questa canzone.

Si dice anche che il testo della canzone piacque particolarmente a Domenico Modugno, poiché come un delfino nel mare, si sentiva più leggero e libero di nuotare, combattendo la disabilità che l'ictus gli aveva procurato.

Foto di Giulia Zedda con la mamma Eleonora Galia

Era la scelta di Giulia! Seppure curiosissima come scelta d'autore, era giusto che tale canzone andasse in onda... Fra l'altro, avrei avuto più titubanza nel trasmettere una canzone di qualche pseudo-cantante moderno; Modugno è un mostro sacro della musica, non avrebbe certamente rovinato la playlist!

Dietro Giulia, come è ovvio che fosse, c'era sempre Eleonora. Ma questo lo potevo sapere col senno di poi!

Perché, col senno di poi, forse avrei preferito non sapere... ma chiariamo una cosa: non è che avrei voluto far finta di nulla, avrei preferito che nessuno avesse raccontato il calvario che Giulia stava affrontando! Che fosse Giulia o Antonio (un nome qualsiasi, per intenderci), non faceva differenza: ai bambini non dovrebbe mai succedere tutto questo!

E invece succede, anche questo lo so bene! Ma in quel momento è successo qualcosa di... inspiegabile.

Giulia ha scelto quella canzone perché le dava coraggio, perché come i due cantanti provava a sentirsi più leggera con le note della musica e le parole delle canzoni. Giulia era una grande fan di diversi cantanti e gruppi, ed amava tanto le canzoni, un po' per pura passione, un po' perché la “distraevano” nei lunghi viaggi fatti per affrontare le terapie! Non era semplice farle raccontare quanto le stava accadendo, ma il fatto di raccontarlo a qualcuno che accontentava la sua passione per la musica... chissà, forse è stata la chiave giusta per aprire una porta!

E ricordo benissimo quando Eleonora mi aveva descritto il problema... un mostro anche brutto da pronunciare! Medulloblastoma: vedete quanto è brutta anche come parola? Suona brutta! Poi associata ad un bambino o ad una bambina, è ancora più brutta!

Farsi fregare da una parola brutta, in radio, è un incidente di percorso che gli speaker dovrebbero prevedere... ma come cavolo fai a prevedere qualcosa di così grosso?

Il silenzio, in quel caso, non era certamente la scelta migliore! Uno speaker in diretta non può stare in silenzio quando un ascoltatore parla con lui! Avrei voluto stare in silenzio, ma non potevo!

Così Giulia, ed anche Eleonora, mi raccontarono tutto quanto stava accadendo. Mentre passavano le parole della canzone, questa sembrava quasi una dedica. Anche se la mia dedica per Giulia è stata “Più su” di Renato Zero, per un significato di leggerezza, come lei amava essere! In effetti, il significato della canzone sarebbe una riflessione dell'autore sulla vita terrena e sulla relazione che l'uomo ha con l'amore puro. Ci sta tutto, proprio per Giulia.

Giulia si collegava all'ascolto anche in streaming, quando era in viaggio a Roma per affrontare le terapie, e non c'era volta in cui non ci salutasse. Anche questa era una fantastica testimonianza, perché voleva dire che, nel mio piccolo, ero riuscito a catturare quell'anima fragile (la citazione musicale di Vasco, in questo caso, è fortemente voluta). Non sarebbe entrata nella conta degli ascolti di chissà quale piattaforma, ma chi se ne frega!

La speranza non muore mai! Quella che mi ha accompagnato fino all'ultimo momento, forse (anzi, sicuramente) più di quello che era razionale prevedere, di poter leggere qualche buona notizia.

Che non è arrivata.

Ricordo anche quando Eleonora mi disse “Giulia è in cielo”: il giorno dopo che successe, nel 2018. Mai una mia risposta fu più convinta di quella che le diedi: “Dio l'ha accolta fra le sue braccia”. Giulia aveva un credo molto profondo, e solo con questa forza dettata dalla fede si può affrontare quello che ha affrontato lei.

Ho ben impressa in mente quella piccola bara bianca, con un mazzo di rose bianche sopra, e un volo di palloncini bianchi al cielo...

Dopo circa un mese, è successa una cosa stranissima, ma col senno di poi non è assolutamente strana!

Qualcuno ricorderà che mi occupavo anche di animazione musicale e karaoke, e durante una mia serata al Porky's di Sestu, poco tempo dopo, è successo qualcosa che, per me, non ha nulla di strano, ma sicuramente non è “normale”. Cercando fra le varie canzoni che mettevo fra una performance e l'altra, apro una cartella sul PC di Renato Zero per mettere Più su, e... trovo la foto di Giulia, la foto che mi mandò Eleonora quando cominciò a raccontarmi la storia di Giulia.

...ed ancora ora che lo sto scrivendo mi vengono i brividi!

Di lì a poco, ad Agosto del 2018, Eleonora mi racconta della nascita imminente di un'associazione senza scopo di lucro, per aiutare le famiglie in difficoltà che attendono l'arrivo di un bambino. La prima sede fu in via Giardini, per poi arrivare all'attuale sede di via Baronia.

Tante iniziative che ora sono terreno solido, sono invece nate con tanta sabbia sotto i piedi. Ma la sabbia, se amalgamata saggiamente con cemento e acqua, diventa un fondamento robusto. Il Sogno di Giulia è oggi una grandissima realtà che aiuta tante famiglie, che sviluppa progetti di solidarietà, che propone iniziative a favore dei bambini, che ha una rete di professionisti a disposizione dei bambini meno fortunati... esattamente come voleva Giulia!

Ho sempre provato ad aiutare, nel mio piccolo, Il Sogno di Giulia, anche con una semplice condivisione di un post, con un passaparola, indirizzando persone che mi chiedevano dove poter portare un giocattolo o dell'abbigliamento per bambini. Credo che sia un nulla in confronto a quanto hanno fatto Eleonora e Alfio, e a quanto continuano a fare con i loro progetti!

Eleonora mi ha sempre coinvolto in tutti i progetti de Il Sogno di Giulia, e l'ultimo (in ordine di tempo) è stato qualcosa che mi ha toccato più degli altri: la BIMBULANZA! Dopo oltre trent'anni di servizio in ambulanza, dopo tanti traguardi raggiunti nel mondo della formazione sanitaria, sapere che il nuovo progetto de Il Sogno di Giulia era quello di regalare un'ambulanza pediatrica al Brotzu è stato per me un ennesimo segno!

Volevo fare qualcosa che andasse oltre la semplice condivisione o l'offerta di ciò che si poteva dare...

Nel frattempo, dato che è una mia passione molto fervida, ho proposto ad Eleonora di poter regalare ai volontari ed alle volontarie de Il Sogno di Giulia, un corso BLSD. magari non servirà, ma.. meglio sapere e non dover intervenire, che dover intervenire e non sapere! Inutile dire che Eleonora ha accettato con grande fervore questa proposta, anche perché avrebbe voluto farlo da tanto tempo ma non c'è mai stata l'occasione.

Per l'occasione, scusando il gioco di parole, ho voluto coinvolgere una persona speciale, che è sempre stata attenta a questo tipo di iniziative: la mia amica e collega Manuela Vadilonga. Manuela conosceva Eleonora e Il Sogno di Giulia grazie ai post su Facebook, ma quando ha avuto modo di incontrarla, assieme ad altre volontarie che hanno frequentato il corso, è nato qualcosa di meravigliosamente intenso!

Come me, Manuela è istruttore e direttore di corso BLSD, ed è anche un ottimo caposervizio e soccorritore del sistema 118. Alla fine del corso, mi ha subito chiesto cosa potessimo fare per aiutare Il Sogno di Giulia a raggiungere quel traguardo che noi conosciamo molto bene...

 

 

Da quel momento, il progetto In Viaggio con Giulia è stato anche “nostro”!

La squadra si è subito compattata con Fabio, l'infermiere 2.0 come ama definirsi. Ottimo istruttore, ottimo infermiere, ottimo soccorritore, ottimo compagno di viaggio. La squadra leoni aveva deciso: era giunto il momento di dare un contributo importante al progetto.

Così, senza pensarci neppure più di tanto, abbiamo deciso di offrire i corsi a favore dell'acquisto dell'ambulanza pediatrica!

Il primo corso è stato proposto nella sede dell'allestitore dell'ambulanza: POLARIS, sulla SS 131, dove il titolare Lorenzo D'Alesio ha fatto spazio fra gli uffici del piano terra e del primo piano; dove il dott. Sebastiano Patti, Presidente dell'Accademia del Soccorso, il Centro di Formazione al quale apparteniamo, ha fortemente voluto esserci, come direttore del corso e come tassello di questo enorme puzzle; dove Eleonora e Alfio ci hanno deliziato con la loro presenza; dove l'ambulanza era ancora in arrivo per essere allestita...

Eleonora è stata la prima a crederci! Si è messa in gioco, ha promosso i corsi non solo per aumentare la cifra che serviva per acquistare l'ambulanza, ma anche per sua convinzione personale! Ci ha dedicato numerosissimi post, ha insistito con tutti coloro che chiedevano informazioni, ha promosso il BLSD anche quando il corso non era "finalizzato" alla raccolta fondi...

Perché le sessantamila morti all'anno che si contano in Italia devono essere diminuite! E possono essere diminuite, se si interviene in pochi minuti con una buona rianimazione cardiopolmonare e con l'uso del DAE.

Non basta! Ci ha creduto lei come ci hanno creduto anche le persone che collaborano con lei ne Il Sogno di Giulia, e... non sono più dei ragazzini! Ma l'età non è un dato fondamentale per una buona riuscita di queste importantissime manovre. Loro lo hanno dimostrato, e come loro, tante altre persone.

Dopo il primo corso, abbiamo realizzato un corso di Primo Soccorso Pediatrico, sempre a favore dei bambini... perché il desiderio di Giulia era proprio quello! Ed ancora altri corsi BLSD, per poi arrivare a quella fantastica notizia che stavamo aspettando!

L'ambulanza, anzi la bimbulanza è al Brotzu, è stata finalmente consegnata da Eleonora e Alfio, con la grandissima partecipazione di tante persone!

Ecco come i sogni prendono forma! La squadra leoni, ovvero sempre io, Manuela e Fabio, ci facciamo chiamare “Persone che ci mettono il cuore”, per un'ovvia analogia con i corsi di rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione precoce, ma in questo caso abbiamo tenuto nel cuore tutti i momenti che ci hanno portato a vedere quel mezzo di soccorso a disposizione dei bambini che ne avranno bisogno.

E terremo nel cuore tutti i momenti che abbiamo vissuto per questo splendido traguardo!

Ah sì, anche quello in cui abbiamo assaggiato il vino di Alfio! 😀

...e se volte andare a trovare Eleonora, Alfio, e tutte le volontarie e i volontari che regalano sorrisi ai bambini, questa è la loro sede!