Dopo i primi giorni di euforia mediatica, il circo dei commenti, dei giudizi e delle critiche va via via scemando. Un percorso naturale, tristemente naturale, quando il lancio della notizia è affidato al popolo dei social: migliaia di messaggi, anzi di post scritti in un thread, che però sono affidati agli algoritmi delle varie piattaforme, e che sono così inghiottiti nello scorrere delle pagine, talvolta riportati in alto da qualche commento.

 

Tralasciando le grida inneggianti chissà quale principio di giustizia, sarebbe comunque buona cosa soffermarsi ad analizzare il problema, che a mio avviso ha una dimensione primaria ed una secondaria.

La primaria è ovviamente quella che interessa le persone coinvolte, la secondaria è quella che invece interessa alcune persone che esprimono il proprio parere notevolmente grottesco! Chiaramente gli episodi di stupro sono da condannare, e su questo non ci dovrebbe essere alcun dubbio; ma, come al solito, il condizionale è d'obbligo quando poi si leggono commenti basati su retaggi antiquati di oggettivazione della donna.

Non so quale sia la più importante, perché se da un lato è ovvio che il reato sia deplorevole, è anche vero che dall'altro ci sono, ancora oggi - nel 2023, pareri che definire assurdi è fare un complimento! Ciò che più mi disturba è che questi pareri sono spesso frutto di pseudo-ragionamenti formulati da persone adulte, e che a loro volta sono trasmessi alle generazioni future, instillando in queste i preconcetti che poi portano, purtroppo, ad una diseducazione civica a trecentosessanta gradi.

Il presupposto che è evidentemente mancato, in questi due casi specifici, ma più in generale in tutti i casi di stupro, è che non esiste alcuna motivazione che legittimi questo comportamento!

Cercare di giustificare un reato, a mio parere, è ammissibile solo quando il reato è il furto di uova perpetrato da qualcuno che ha fame; gli altri casi lasciano il tempo che trovano. Questi poi... non hanno alcuna giustificazione! E non ne devono avere; proprio per cominciare a dare un segnale di civiltà!

È vero, ogni reo ha diritto ad una difesa: un punto saldo di ogni comunità di persone. Ma la difesa non è / non dovrebbe essere il cercare il cavillo fra i dettami di legge per dichiarare l'imputato innocente, bensì la giusta applicazione della legge, al fine di quantificare correttamente la pena. Poi si può discutere del ruolo delle carceri, dei percorsi alternativi, di tutto ciò che è l'articolazione del potere giudiziario in Italia, ma non era questo il senso del mio post.

Bisogna partire da più lontano, dal ruolo educativo genitoriale; bisogna partire dalla famiglia allargata, dalla scuola, dalle comunità, dai centri sportivi e ricreativi, bisogna partire da quelle realtà che forgiano la persona, perché se è in queste che non si parla di “rispetto”, poi non potrà esserci altro che i risultati che purtroppo ben conosciamo. Queste realtà devono essere sinergiche, altrimenti si ottiene solo un rifiuto del percorso di crescita!

Una frase letta in un post su Facebook diceva (più o meno) così: “la scuola sarà una seconda famiglia quando la famiglia sarà la prima scuola”. La trovo fortemente indicativa di una necessità imprescindibile!

Chiaramente il problema non sta nella scuola; il problema è culturale!

Perché fino a quando il reato, gravissimo di per sé, è poi condito con le riprese degli smartphone e con le diffusioni dei video, quasi fossero il trofeo da sfoggiare a chissà chi, è evidente che il problema non risiede solamente nell'idea distorta del valore umano, bensì è anche nella parte della divulgazione del reato, come se ci fosse qualcosa di cui vantarsi!

Perché fino a quando ci saranno i “consigli della nonna” (così chiamati in una trasmissione televisiva) che poi lasciano passare un messaggio ancor più grave, è evidente che il problema non può essere identificato nella mancata prevenzione (e su questo avrei tanto da dire), ma deve essere identificato nell'esatto reato compiuto!

“Se non bevete e non perdete conoscenza, non incontrate il lupo”: sarò io strano, ma la trovo un'affermazione aberrante!

 

Sarà la mia formazione da soccorritore, sarà che mi son trovato spesso davanti a situazioni di questo tipo, ma proprio non riesco a farmi scendere il senso di quella frase!

Attenzione: è chiaro che il messaggio che voleva passare era quello di non esporsi al rischio per evitare di incontrarlo; ma è anche vero che deve essere condannato “il rischio”!

Ricordo tanto tempo fa che, durante un servizio notturno in ambulanza, nel rientrare verso la sede ho potuto notare due ragazze che venivano provocate da un gruppo di ragazzi: non stava succedendo nulla di grave, erano “solo” parole, ma dette da un gruppo di persone in macchina a due ragazze a piedi... era sufficiente per fermarsi, aprire il finestrino e chiedere: “avete bisogno di un passaggio?”.

Certo! Non eravamo un taxi, le due ragazze non stavano male, nessun ferito sulla scena, e probabilmente non avrei potuto trasportare persone all'interno del mezzo di soccorso, se non attivati da una chiamata di soccorso... ma (la parola più opportuna da usare sarebbe 'sti....i) chi se ne frega! Ebbene sì: sono salite in ambulanza, e sono arrivate sane e salve a casa! Ho commesso un reato? Boh, son passati più di dieci anni da quando è accaduto, avrò il beneficio della prescrizione? Se poi chiediamo a tutti gli operatori del soccorso sanitario quante volte accade che l'ambulanza sia presa come taxi gratuito, beh... sarà una volta in più!

Quando mi sono trovato davanti ad una persona ubriaca e incosciente, l'unico pensiero che ho sempre avuto è stato quello di preservarla! ATTENZIONE: ho volutamente scritto “persona” e non “donna” o “ragazza”, perché le violenze non sono sempre e solo ai danni del sesso femminile! Potrei infatti tristemente elencare diversi episodi di stupro che riguardano il sesso maschile!

Ma, per tornare al problema culturale, ciò che si deve fare è condannare qualsiasi concetto, qualsiasi pensiero, qualsiasi immagine che riporti alla mente la coercizione, la possibilità di usare la forza contro una PERSONA, ancora meno per il sesso!

Proprio mentre scrivo questo mio articolo (non per definirlo in senso giornalistico, è WordPress che li chiama così), la mia carissima amica Federica, con la quale ho condiviso una marea di serate di karaoke e dove era normalissimo bere qualcosa in più, mi ha mandato la foto di una pubblicità del 2007, di una nota marca di moda. La foto fu già oggetto di aspre critiche da parte del mondo della stampa, ma... in grande sincerità, quanto è cambiato dal 2007 a oggi?

La giustificazione di liceità è stata che la foto non ritrae un viso con disappunto, quindi (secondo loro) non è stupro! Anche questo è aberrante!

Non sono solito concludere un mio pensiero con una domanda, ma in questo caso vuole essere una proposta: partiamo da una nuova cultura? Partiamo da azioni culturali che servano a scrivere una nuova pagina di storia?