Esimio don Alberto

leggo sulle righe della testata giornalistica L'Unione Sarda online una sua lettera aperta alla cittadinanza, dove fra le altre cose si legge il suo invito alla riflessione sul fatto che “se come cristiani possiamo permetterci di 'sopravvivere' senza il grande dono dell'Eucarestia, senza il continuo stimolo spirituale che proviene dalla celebrazione comunitaria.”

In questo delicato momento, caratterizzato dalla paura e dallo sconforto, mi spiace leggere questa sua affermazione.

Mi ritengo una persona credente, peccatore per definizione e per consapevolezza, ma anche una persona che confida ciecamente nell'amore di Nostro Signore, che nel Suo figlio Gesù ha sì istituito la Santissima Eucarestia con il pane spezzato ed il calice del vino, ma lo ha fatto con la consapevolezza di dare il suo corpo ed il suo sangue come nutrimento delle nostre anime!

Non mi permetto di sindacare la parola di un uomo di Chiesa, ma lo stesso don Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, ha invitato tutti all’«assunzione fino in fondo di atteggiamenti profondamente responsabili nei nostri comportamenti quotidiani, al fine di preservare la salute di tutti, in particolare dei più fragili. Anche questa è Eucarestia».

Mi vengono alla mente tante citazioni, ma in particolare San Matteo, quando dice “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Ecco, don Alberto: abbattiamo virtualmente le barriere fisiche! Potrebbe essere un'idea seguire l'esempio di don Lauro e "riunire più di due persone nel nome di Gesù" e trasmettere la santa messa in streaming! I costi sono contenutissimi, pari al solo collegamento ad internet, risolvendo così il possibile dubbio della celebrazione eucaristica.