Basterebbe fare un po’ di memoria, o anche voler usare i motori di ricerca nel modo giusto! Basterebbe voler guardare oltre, senza doversi per forza fermare alle opinioni di partito, accanendosi sulla corrente politica “X” o sul politico “Y”.

C’era una volta il capitano di una nave carica di migranti, che fuggivano da un Paese in preda all’anarchia e sull’orlo di una guerra civile. Tale condizione fu creata da un vero e proprio crack economico di alcune società piramidali, riducendo sul lastrico gran parte della popolazione, provocando dunque una rivolta armata e la crisi delle istituzioni del Paese.

L’unica possibilità di salvezza appariva la fuga, quella maledettissima fuga a bordo di una bagnarola del mare, dove ben centoquaranta persone trovarono uno schifo di posto sullo scafo di questa bagnarola, progettata per ospitare solo nove persone di equipaggio.

Il relitto della Katër i Radës

La bagnarola partì alle 16 del 28 marzo 1997, e fu subito intercettata dalla nostra Marina Militare: la fregata Zeffiro, impegnata nell’operazione Bandiere Bianche, intimò alle 17.15 alla bagnarola (si chiamava Katër i Radës) di invertire la rotta, ma la nave proseguì il suo viaggio.

Alle 17.30 circa intervenne la corvetta Sibilla, sempre della nostra Marina Militare, che tentò le manovre di allontanamento, componendo cerchi sempre più stretti alla Katër i Radës.

Alle 18.45 avvenne l’urto fra le due imbarcazioni, e diciotto minuti più tardi la Katër i Radës affondò.

Secondo i giudici la colpa era da dividere tra i comandanti delle due imbarcazioni: sia la sentenza di primo grado, giunta nel 2005, sia quella di secondo grado, del 2011 e quella della Cassazione nel 2014, hanno stabilito che il comandante della Katër i Radës aveva effettuato delle manovre scorrette, non ascoltando le intimazioni, mentre la corvetta italiana cercava energicamente di impedire il passaggio.

Quindi tal Namik Xhaferi, sfigatissimo per non essere nato né tedesco,  né ricco, e neppure con un nome facile da ricordare (bolis ponni cun Carola? – traduco dal sardo: vuoi mettere con Carola?), cercò di entrare nelle acque territoriali di un Paese straniero, che oggi definiscono razzista, xenofobo e disumano, che rifiutò palesemente di accoglierli, anche se era il Paese del porto sicuro più vicino. Ma Namik Xhaferi non la diede vinta, perché a modo suo doveva salvare centoquaranta vite umane: sfidò il blocco navale ma la Sibilla, eseguendo gli ordini di quello Stato razzista, fascista, xenofobo etc. speronò la sua nave, affondandola e provocando la morte di 83 esseri umani. Naturalmente, diedero la colpa a Namik Xhaferi e anche al capitano della corvetta. Fu arrestato e si fece quasi quattro anni di carcere. Il capitano della corvetta solo la metà.

Ma lui è un criminale! E lo penso veramente, non lo dico con ironia! Ed il riassunto della vicenda è che la corvetta Katër i Radës, lunga 31 metri e larga 3,50, era stata rubata nel porto di Santi Quaranta da criminali che gestivano il traffico degli esseri umani attraverso le acque dell’Adriatico, e che avevano stipato 120 clandestini, più l’equipaggio, per un totale di oltre 140 persone. Da una parte una nave partita da Valona (Albania) in mano a dei criminali organizzati, disposti a tutto pur di “sfondare” il blocco; dall’altra le navi della nostra Marina militare, che avevano l’ordine d’impedire sbarchi non autorizzati.

Però non furono mai raccolti fondi per pagare le spese legali, nessun politico di nessun partito salì a bordo della Katër i Radës, né andò ad abbracciare il capitano e ad applaudirlo.

Il governo di allora, di quello stato fascista, razzista e xenofobo, era guidato da un politico di nome Romano Prodi, messo da una coalizione composta da PDS (Partito Democratico della Sinistra), PPI (Partito Popolare Italiano), UD (Unione Democratica), FdV (Federazione dei Verdi), RI (Rinnovamento Italiano), SI (Socialisti Italiani), con l’appoggio esterno di AD (Alleanza Democratica), MCU (Movimento dei Comunisti Unitari), PRI (Partito Repubblicano Italiano), PS (Patto Segni), SR (Sinistra Repubblicana), PRC (Partito della Rifondazione Comunista), SVP (Südtiroler Volkspartei), La Rete, UV (Union Valdôtaine). Non me lo sto inventando, è il Governo Prodi I: fonte Wikipedia.

In una puntata della trasmissione televisiva Ballarò del 2013, Romano Prodi dichiarò: “La sorveglianza dell’immigrazione clandestina attuata anche in mare rientra nella doverosa tutela della nostra sicurezza e nel rispetto della legalità che il governo ha il dovere di perseguire

Non aggiungo altro, se non un suggerimento per qualcuno: cercare sul dizionario il termine “coerenza”.

(Grazie anche ad Alberto Musio per le sue riflessioni).