Leggo molte reazioni (ed anche contrastanti) sul risultato delle votazioni di ieri 26 maggio.

Il primo partito è X o Y? Perché a snocciolare i dati, c’è da mettersi le mani nei capelli!

Ovviamente, nel teatrino della politica, i partiti cercano di mostrarsi tutti più belli di quello che sono: c’è un vincitore, ma tutti i vinti (chiamarli perdenti sarebbe quasi offensivo) vogliono arrivare secondi!

Invece no, non è così facile apparire sempre belli e buoni. C’è chi ci crede, e c’è chi invece prova a documentarsi, senza prendere per oro colato qualsivoglia affermazione proveniente dai leader delle forze politiche in campo.

Vorrei precisare, a questo punto, che non sto facendo propaganda elettorale pro o contro il partito X o Y!

Fra l’altro, a guardar bene, i dati non affermano assolutamente una tendenza univoca! Sicuramente c’è un partito che, a livello nazionale, ha preso la maggioranza dei voti. Se poi andiamo a guardare i dati territoriali, i risultati sono decisamente ben diversi.

Il distacco nazionale assestato dalla Lega nei confronti del PD è del 12% circa. A Cagliari (città), ad esempio, la tendenza è inversa: il PD è il primo partito, mentre la Lega è seconda.

In Sardegna il dato è ancora più eterogeneo: tutte le province, tranne Nuoro con il M5S, mettono al primo posto la Lega, la seconda posizione è distribuita fra il PD e il M5S. Cagliari (provincia) ha una forbice dello 0,28% fra la Lega ed il PD, ma la città ha invece un distacco del PD sulla Lega di oltre 8 punti percentuali.

Tutto questo cosa vuol dire?

C’è un dato che invece va analizzato, prima di parlare di vittoria: in quanti hanno votato?

In Sardegna, gli elettori iscritti erano 1.386.499, i votanti 502.577. Questo vuol dire che ha votato il 36,25% degli aventi diritto al voto!

Ora guardiamo i dati nazionali: siamo l’ultima regione per percentuale di votanti! Ecco perché c’è da mettersi le mani nei capelli! E questa è una vittoria? O, se vogliamo girarci un po’ intorno, anche una sconfitta? In pratica, stando larghi sui numeri, due persone su tre non hanno votato! Certo, chi non vota sta comunque esprimendo un parere a favore del vincitore. Ma, democraticamente parlando, il “non voto” non è uguale al silenzio assenso.

Ecco qual è il risultato: troppi cittadini sono distanti dalla politica. Anche se poi si lamentano (su Facebook), additando questo o quel politico come inadatto. Ed ora il passo è da fare da ambo le parti!