Quando l'amico ti pone il quesito impossibile…

Approfitto del quesito posto da Andrea ieri mattina per trasformare il mio spazio web (collegato all’account di Facebook) in una vera e propria bacheca virtual, come è giusto che sia un blog…

Ovvero mi piacerebbe tantissimo che i miei amici e visitatori si esprimessero su questo argomento, che non ha nulla di trascendentale o di pubblico interesse per la collettività, ma certamente sarà capitato a chiunque di trovarsi in questa situazione, e allora… perché non aiutare Andrea in massa?? :D

Ieri mattina Andrea, un mio amico, mi ha raccontato una vicenda che gli è accaduta il giorno prima. Sapete quando un amico vi racconta, parlando del più e del meno, qualcosa che ha caratterizzato la sua giornata ed alla fine vi fa la mitica domanda: “Secondo te?”, “Tu che avresti fatto?”, “Come lo chiameresti questo?”, come se fosse una cosa banalissima ed invece per voi è la cosa più difficile di questa terra… Non tanto perché sia difficile essere “sinceri” (beh, insomma… bestie rare anche quelle, i “sinceri”), ma perché potrebbe essere rischioso dire veramente ciò che si pensa, vuoi perché la persona in questione ha un carattere un po’ particolare, vuoi perché il vostro amico vi ha fatto quella domanda ma in realtà vuole semplicemente sentirsi dire ciò che ha già in testa, vuoi perché voi non avete nessun dubbio di come vi sareste comportati ma… perché lui deve essere uguale a voi??

Si, vero è che questi ragionamenti contorti sono utensili neurologici (s.m. e non vuol dire “Sostantivo Maschile”) che non giovano alla conversazione, ma si sa che più ci sono idee intrecciate come le corna di un cervo (ma guarda che similitudine m’è venuta alle 5.30 del mattino) più ci sguazziamo dentro con grande abilità e maestria!

Cerco di riportare quanto più possibile il discorso in prima persona fra me e Andrea, dato che stavo provando la registrazione vocale dal telefono, così da potervi coinvolgere per una considerazione molto schietta e personale.

A. – Sai, un sabato fantastico, però mi ha proprio fatto inc@22@re Claudia!
J. – Perché, che è successo??
A. Guarda, lascia perdere… mi ha propro mandato su tutte le furie!
J. – (Quando Andrea mi dice “lascia perdere” vuole che gli chieda ancora di continuare ;) ). Dai Andrè, e dimmi… se sei così turbato non deve essere proprio una cavolata!
A. – No no, cavolata non lo è. Tutto inizia ieri sera, quando sono andato a prendere Claudia…
(Inciso fondamentale: Claudia e Andrea sono amici di vecchia data. Claudia lavora in uno studio di ingegneria nei pressi dell’Ospedale Civile ai piedi di Castello ed abita in una zona di Elmas non servita da mezzi pubblici. Per evitare di usare l’automobile più del necessario, cosa saggia e giusta, ogni volta che va al lavoro compie il tragitto da casa sua alla stazione dei treni di Elmas in auto, poi prende il treno fino a piazza Matteotti e da lì si fa una passeggiata verso lo studio. Tragitto contrario per il rientro a casa…).
segue A. – sai, dovevamo andare assieme alla festa di compleanno di Massimo e nessuno riusciva ad andare a comprargli il regalo. Così ci sono andato io, tanto sapevamo più o meno cosa gli poteva piacere e così mi sono liberato e ho preso il regalo. Poi sono andato a prenderla in ufficio. Ho aspettato che finisse e quando è salita in macchina mi ha chiesto se l’accompagnavo al treno di piazza Matteotti…
J. – Beh, normale…
A. – Certo, ci mancherebbe. Anzi, a me faceva piacere accompagnarla direttamente alla macchina, e infatti così ho fatto. Parto dall’ufficio e non passano più di cinque minuti perché lei riceva una telefonata… Non è che sia stato lì a sindacare ull’urgenza della telefonata, ma lei stessa mi ha detto (dopo) che non era qualcosa di urgente.
J. – E va bene. E cosa c’è di strano?
A. – Di strano nulla… solo che è rimasta al telefono fino a 200 metri dalla stazione di Elmas. Se proprio non era urgente, visto che sono andato a prenderla e la sto accompagnando praticamente a casa, comunque le evito la rottura di pa… di viaggiare in treno, poteva anche chiedere al suo interlocutore di sentirsi 10 minuti dopo, dato che non era urgente. Almeno non avrei fatto il tassista!
J. – Boh si, ci sta in effetti…
A. – E va bene. Le faccio notare questa cosa, lei lì subito a scusarsi, che non era fatto con cattiveria… ma chi cavolo l’ha messo in dubbio che fosse fatto senza cattiveria! Però allo stesso modo ho ragione di rimanerci male!
J. – Si Andrè, va bene… ma questo era la sera prima. Poi cosa è successo?
A. – E’ successo che ieri, quando dovevamo andare alla festa di compleanno, ci siamo messi d’accordo per andare con una sola macchina. Passava lei a prendermi, perché tanto dovevamo andare a prendere anche Laura e vederci con gli altri in piazza Repubblica, prima di andare alla festa. Tutto ok, passa a prendermi, andiamo da Laura e poi ci spostiamo in piazza Repubblica, dove ci raggiungono tutti gli amici. Lì, per non so quale motivo, mi sgancia dalla sua macchina e mi manda in macchina di Franco… Oh, non che ci siano problemi con Franco, però sai… sono in macchina con lei… Comunque, andiamo alla festa. Incontriamo altri amici, gran casino, festa stupenda… di quelle memorabili dove c’è da mangiare, da bere, gente e musica a palla… veramente fantastica…
J. – Fiamma! E allora?
A. – E allora, non so dopo quanto tempo, esco fuori dalla sala per fumare con qualche amico. Quando son fuori lei arriva col telefonino in mano e mi fa “Me lo aggiusti? Me l’hanno fatto cadere a terra e ora non funziona…”.
J. – E non ti sarai incazzato per questo! Lo sanno tutti che ti diletti con queste cose!
A. – Macché, non mi sono incazzato per questo. Anzi, mi ha fatto piacere che me l’abbia chiesto perché evidentemente si fida di me e della mia manualità. Il telefono si accendeva ma non appariva alcuna scritta sul display. Elettricamente funzionava ma a livello di software era morto. Comunque, morale della favola, mi da il telefono e torna dentro. Io inizio a frugare il telefono, apro, tolgo, richiudo… insomma, lo smanetto un po’ e siccome conosco alcune sequenze di quel telefono lo “resetto” solo per la parte della visualizzazione… Oh, che si fosse degnata di uscire una volta dalla sala a chiedermi “come va?”, “hai bisogno di qualcosa?”, “vuoi che ti porti qualcosa da bere?”. Boh, io l’avrei fatto…
J. – Si Andrè… su questo hai ragione.
A. – Cavolo, non è per il telefono, poteva essere un giochino di plastica o chissà che… però mi hai proprio mollato a farti da tecnico il giorno della festa, mentre lei è tornata dentro a farsi i cavoli suoi. Poi, dopo che ho resettato il telefono, ho visto che funzionava, sono arrivato al PIN ma ovviamente non lo conoscevo e l’ho portato dentro in sala a lei… che stava allegramente ciacciarrando (trad. chiaccherando) con l’amica e un tipo che non so manco chi fosse, e non me ne può fregar di meno. Le porto il telefono e lei quando lo prende non mi dice neppure un “grazie”. E che cavolo!! Va bene che siamo amici, va bene tutto… ma vuoi anche lo scontrino??
J. – Mm mm… brutto eh…
A. Lì non ci ho visto più. Mi son girato male e non l’ho più calcolata. Dopo un po’ mi ri-becca fuori, si avvicina per darmi un bacio sulla guancia e per quanto ero girato di palle mi sono allontanato! Mi chiede “Sei incazzato?”. E io: “Vedi tu! Sono molto incazzato”… e le ho spiegato il perché!
J. – Oh bene, e quindi vi siete chiariti…
A. Chiariti un corno. Che m’avesse detto mezza parola? Tornato dentro io, tornata dentro lei a continuare la festa. Poi quando gli altri volevano andar via io ho colto l’occasione e me ne sono andato con loro. Quando mi ha visto prendendo la borsa, sai che m’ha chiesto?
J. – Se ti andava di rimanere, potevi tornare con lei…
A. – No, che avevo lasciato il pacchetto delle caramelle sul cruscotto della sua macchina!
J. – (A questo punto ero rimasto senza parole… giuro. Andrea sentiva che stavo ascoltando ma non avevo nulla da dire…).
A. – Tanto per non essere poco stronzo, le ho pure mandato un messaggio sul telefonino facendole notare l’atteggiamento di m3rd4. Era da poco passata l’una del mattino… Beh, sai a che ora si è degnata di rispondere e come?
J. – Boh Andre, non lo so. Le 2??
A. – Le 3 e mezza, e scrivendo “sei già a casa?”.

…e qui è arrivata la fatidica domanda, alla quale non ho saputo rispondere, deviando abilmente il discorso sui luoghi comuni delle donne ;) ;)

A. – TU COME LA CHIAMI UNA COSI’??

 

Ora sono gradite le vostre risposte, possibilmente evitando epiteti troppo coloriti. :D

 

 

Un Commento a “Quando l'amico ti pone il quesito impossibile…”

  • Luigi Scarpa:

    Ho almeno 2 cose da dire in merito a qs racconto letto tra un’assistenza e l’altra:

    Una così la potrei chiamare… POGARIRARI!

    e la seconda cosa è che se ti desse mai l’occasione… dopo chidile tu se ti rilascia lo scontrino :)
    ;)

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