Un anno fa…
28 giugno 2008
Non è un errore di battitura, purtroppo… E maledettamente mi rendo conto che non ha senso voler tornare indietro, perché non si può e perché probabilmente non avrebbe avuto senso.
Guardo il mio telefonino, uno dei telefoni che mi porto appresso, in quella frenesia che diventa consuetudine quotidiana. Leggo… Ore 01.03: un dolce ed intenso bacio.
È proprio quello che ancora non mi spiego, o vorrei non spiegarmi mai con gli occhi della razionalità, della frenesia e della quotidianità che fa parte della vita. Perché a me? Perché quel messaggio? Eppure non mi ha turbato il messaggio, anzi… Per come e quanto ti adoro (presente e non passato), cara Silvia, è il messaggio più logico che ci siamo sempre scambiati. Mi ha turbato tutto quello che è arrivato dopo! Mi è difficile accettare che tutto questo sia l’evoluzione di un progetto sublime, del quale evidentemente non ho capito proprio nulla…
28 giugno 2009: un anno fa si è accesa una nuova stella nel cielo che vedo sulla mia testa ogni giorno. Ciao Silvietta…

Ciao angelo
Il Permesso di Soggiorno non è un premio!
Sono passati otto giorni da quando la cronaca italiana ha riportato la notizia dell’aggressione a colpi di martello da parte di uno squilibrato ai danni di una coppia di anziani nella stazione centrale ferroviaria di Palermo. Dopo otto giorni le notizie, con il solito tam tam mediatico, sono praticamente sparite: rimane consegnata alla cronostoria degli accadimenti la triste vicenda, che purtroppo ha visto la morte dell’anziano mentre la moglie rimane in gravissime condizioni.
Ciò che più mi sconvolge, oltre alla triste morte dell’anziano, è la vigliaccheria di noi italiani di fronte ad un gesto del genere. E non solo: si aggiunge a tutto questo anche la beffa del permesso di soggiorno concesso agli extracomunitari che hanno bloccato l’assalitore e consegnato alla PolFer.
Potrebbe sembrare un discorso razzista, ed invece è tutto il contrario.
In prima battuta voglio considerare il folle gesto: ha dell’incredibile che un folle possa entrare in una stazione e prendere a martellate in testa due persone, non foss’altro perché questo testimonia che all’interno della stazione non esiste (o non è efficiente) un servizio di vigilanza che possa intervenire in tempi rapidi.
A questa triste considerazione c’è da aggiungere (e lo si evince facilmente visionando il filmato che la stessa PolFer ha diffuso e consegnato agli organi di stampa – LINK) che tutti i passanti non hanno mosso un dito per fermare l’atroce gesto violento che si stava consumando di fronte ai loro occhi. Senza dubbio la repressione dei reati non è un compito del libero cittadino, che però ha non solo il diritto ma anche il dovere civico di intervenire quando si compie un reato di fronte ai propri occhi… e invece, come se nulla fosse, la gente ha continuato a passeggiare nella galleria della Stazione Centrale!
Un gesto di estrema civiltà e di coraggio è stato invece espresso da due cittadini extracomunitari (ed anche clandestini) che, sbigottiti delle due scene, hanno immobilizzato l’aggressore e successivamente consegnato al posto di Polizia Ferroviaria. Solo allora i “coraggiosi” italiani si sono scagliati contro l’aggressore… Sicuramente una dimostrazione di vigliaccheria! Per farla più terra-terra, è questo il modo in cui i “coraggiosi” cittadini italiani hanno dimostrato di avere gli attributi?
Personalmente mi ritengo ancora più offeso non tanto per il gesto pusillanime, quanto per il fatto che ai due extracomunitari sarà presto accordato come premio il permesso di soggiorno… Ma non nel senso che non se lo meritano, per carità! Anzi…
Il Permesso di Soggiorno, come da sua definizione, è un’autorizzazione a soggiornare nel nostro paese per più di tre mesi, per poter svolgere delle attività lavorative, di studio o turistiche. I due cittadini extracomunitari invece hanno dimostrato con il loro gesto di essere persone stimabili e rispettabili, degne di essere considerate cittadini italiani più di tutti quelli che non hanno fatto alcunché per impedire quel reato! Hanno dato prova di senso civico oltreché di coraggio. Per questo motivo non avrebbero dovuto ricevere il permesso di soggiorno bensì la cittadinanza onoraria!
In Italia la Cittadinanza Onoraria, con tutto il rispetto per la valenza di questo riconoscimento, è stata riconosciuta a cani e porci… e non è un modo di dire almeno per i cani! Il Comune di Matrice, in provincia di Campobasso, ha proposto la Cittadinanza Onoraria a Peppino, un cane meticcio presente in tutte le manifestazioni popolari della città (notizia confermata sul sito del Comune di Matrice all’indirizzo http://www.comune.matrice.cb.it); a Ferrazzano (sempre in provincia di Campobasso) è stata concessa la Cittadinanza Onoraria all’attore Robert De Niro poiché i suoi bisnonni partirono alla volta dei lidi americani proprio da questa città…cb.it/
Se mai ci fosse bisogno, andiamo a scomodare la dottrina che definisce la cittadinanza onoraria come “un’onorificenza concessa da un comune per onorare una persona non residente, che, per motivi diversi, è ritenuta legata alla città per il suo impegno o per le sue opere”. Direi che i due extracomunitari (quant’è bello far finta di nulla quando fino a pochi minuti prima erano clandestini) hanno dimostrato di essere legati alla città e con il loro impegno e la loro opera si sono distinti per senso civico, lealtà e coraggio! Senza poi togliere la doverosa considerazione che, essendo clandestini, hanno rischiato la denuncia immediata presso il posto di Polizia…
E invece continuiamo a farci contorti ragionamenti (il concetto più chiaro che abbrevio per eleganza è “S.M.”) sulla liceità o meno della Cittadinanza Onoraria del Comune di Firenze a Beppino Englaro, a Vittorio Sgarbi nel comune di Sant’Antioco, alla revoca della stessa sempre del Comune di Firenze a Benito Mussolini (…ah ecco!).
Ma la cronaca, dopo la triste morte dell’anziano, che cosa ci ha riportato? Facile: nulla! Forse perché fa più notizia la proposta del premio nobel per la pace a Silvio Berlusconi “per il suo impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”.
La Febbre Suina: un nuovo caso di Terrorismo Mediatico
11 maggio 2009
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) mette a disposizione sul proprio sito le cifre ufficiali dei casi dichiarati di A(H1N1), quella malattia che nelle nostre case arriva (mediaticamente) con il nome di influenza suina, e dipana ogni dubbio sui numeri della ipotetica pandemia che si sta tentando di far digerire non solo a noi italiani, ma a molti cervelli poco avezzi al ragionamento in tutto il mondo.
Ovviamente la mia non è una critica a chi si è spaventato di fronte alla notizia allarmante della comparsa di una patologia che poteva essere pericolosa (e di fatto potrebbe esserlo ancora), bensì è un gesto di disprezzo verso coloro che seminano il panico con notizie che andrebbero calibrate in funzione della loro veridicità in armonia con tutto il resto degli eventi che quotidianamente accadono in questo piccolo mondo che ci hanno dato in mano (e che forse non siamo in grado di gestire).
Che l’influenza suina ci sia è un dato di fatto, quindi per certo non sto qui a mettere in dubbio l’esistenza di questa patologia.
Ciò che metto in dubbio, invece, è la buona fede di tutto un sistema mediatico che vuole rifilarci a tutti i costi un’emergenza quando di fatto l’emergenza non c’è. O meglio, c’è un’emergenza rispetto al fatto che alcune vite umane sono in pericolo, ma la stessa non può e non deve occupare i titoli di testa di ogni supporto d’informazione al pari di un terremoto, di una guerra civile o ancora peggio di un report sulle vittime della strada!
Comincio a ragionare con i numeri. Alle 7.30 del 10 maggio 2009 l’OMS ufficializza alcuni dati: 4379 casi di infezione, 48 decessi, 29 paesi coinvolti fra i quali il Messico ha una percentuale di contagiati molto alta rispetto a tutti gli altri: 1626 contagiati e 45 morti. Senza dubbio è un dato triste.
L’ultimo rapporto annuale UNICEF dichiara (e lascio a chiunque ne abbia voglia il compito di trovare dati che smentiscano questa verità, io non ho dubbi!) che un bambino ogni tre secondi muore per fame o per malattie infettive del tutto evitabili (febbre o diarrea ad esempio), e con una piccolissima operazione aritmetica arriviamo a 26.000 (diconsi ventiseimila unità) in un solo giorno.
Ma non basta.
Gli studi di settore medico, ed in particolare quelli sulla cardiologia mondiale, hanno dichiarato (ormai da quattro anni suonati) che l’85% (ancora diconsi ottantacinque per cento) delle morti cardiache improvvise sono evitabili grazie alla terapia della cardioversione elettrica (per gli amici: defibrillazione). L’incidenza di questa patologia è un caso ogni mille persone all’anno; ciò significa che una piccola città come Cagliari, poco più di 164.000 abitanti al censimento del 2001, registra circa 160 decessi evitabili ogni anno. Nelle proporzioni nazionali, basandosi su una popolazione dichiarata di oltre 60 milioni di persone, 60.000 vittime all’anno in Italia possono essere salvate!
Le morti sulla strada nel 2007 sono state 1207.
Le morti bianche, ovvero gli incidenti sul lavoro che evolvono in un esito mortale, nel 2007 sono state 1260. Ogni anno, in tutto il mondo, 12.000 bambini muoiono sul lavoro… e ciò significa non solo che è drammatico che un numero così alto di bambini muoia di morte evitabile ma anche che sono bambini sfruttati!!
A ragionar coi numeri ci sarebbe molto altro da dire. Ciò che più mi sconvolge è che nell’adottare le semplici e note soluzioni, il rapporto costo – beneficio sarebbe decisamente molto basso, ma evidentemente mi sfugge qualche passaggio di natura socio-economica poiché non si parla fondamentalmente di medicine ma di interventi sociali che sanno più di investimento che di spesa.
Un intervento salvavita per un bambino (e non parlo di chirurgia bensì di cibo ed igiene) costa mediamente 25 euro al mese (deducibili dalle tasse in quanto elargizione ad una Onlus).
Il costo di un defibrillatore semiautomatico esterno è di circa 7.000 euro: basti pensare alle possibili localizzazioni in cinema multisala, ipermercati, centri commerciali di grande afflusso, centri turistico-ricreativi, per comprendere il numero di persone che potrebbero correre il rischio di incorrere in una Morte Cardiaca Improvvisa senza che questa possa essere trattata con l’opportuna terapia di cardioversione elettrica.
Dopo piccole considerazioni di natura puramente economica, mi chiedo: perché allarmare il mondo se dopo 24 giorni si contano appena due morti al giorno in tutto il globo?? O meglio, va anche bene parlare di queste quarantotto vittime, ma perché non si parla praticamente mai di tutte le altre morti già ben note e pure contrastabili?
Prima o poi la domanda sarebbe sorta spontanea. Cosa c’è sotto?
La facile demagogia mi porterebbe a parlare di costi dei medicinali e delle cure mediche. Non voglio sparare nel mucchio per prendere qualche facile preda, ma voglio soffermarmi solamente in una piccolissima riflessione, anche stavolta di natura prettamente economica. Quanto è costato scendere in campo con la distribuzione di mascherine a tutti i viaggiatori negli aeroporti scalo di viaggi da e per il Messico? E nei giorni successivi tale attenzione non si è soffermata solo nei punti di passaggio strategici. Ogni punto nodale di movimentazione di persone (aeroporti, porti, stazioni di treni e di autobus, grandi autostrade, accessi alle metropoli etc.) è stato preso di mira e supportato dispositivi di protezione individuale distribuiti a chiunque transitasse in quel punto…
Una sola considerazione finale: senza dubbio è bene sapere, ma è meglio saper bene!
Riccardo Capriccioli
Giralo x favore bimbo 17 mesi necessita sangue gruppo b positivo x leucemia fulminante 328xxxx447 RICCARDO CAPRICCIOLI,fai girare l’sms x favore é urgente..mi fido di te inviala a tt i tuoi numeri é importantissimo…
Questo messaggio, lo dico da subito, è una bufala! Ho deciso di scrivere su questo perché mi stanno arrivando diversi SMS con questo testo, e mi scuso (forse) con il proprietario del numero (che ho opportunamente mascherato ma chi lo ha ricevuto vede in un istante se si tratta realmente di questo) per le noie che starà ricevendo. A meno che…
Eh si, scusate la diffidenza, ma a pensar male spesso s’azzecca, diceva un detto.
Premesso che Riccardo Capriccioli è il finto nome di un bambino che, ai tempi della prima bufala, è stato ricoverato all’ospedale Meyer di Firenze ed in tale ospedale non ci fu mai un’emergenza sangue (al punto che la stessa Direzione dell’Ospedale pubblicò sulla Home Page del sito un appello a NON CHIAMARE quel numero per una donazione di sangue MAI RICHIESTA – oggi la notizia è ancora disponibile seguendo questo link); oggi la bufala sta girando con un numero di telefonino, verosimilmente Wind se non avesse attivato la MNP (la portabilità del numero).
E a pensar male, non sarà che il nuovo furbo della domenica abbia scelto un modo di ricaricarsi il telefonino con chiamate e sms?
Invito chiunque avesse notizie VERITIERE (ma ormai è dal lontano 2007 che l’amico Paolo Attivissimo smentisce questa bufala) a contattarmi per attivare tutti i canali di aiuto… vediamo chi si fa vivo!
Nel frattempo… promuoviamo la donazione di sangue a prescindere dal destinatario!
Il preservativo non è la soluzione all'AIDS
E poi dicono che ce l’ho con Benedetto XVI… Io non ce l’ho per partito preso, ma non mi piacciono certe sue affermazioni!
O meglio, in questo caso son risposte, perché questa frase che ho usato come titolo è una battuta di replica ad una domanda del giornalista francese Philippe Visseyrias di France 2.
Il Pastore Tedesco ha infatti risposto testualmente “Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema.”
Posto che il preservativo non è mai stato reputato un sistema risolutivo per la piaga dell’AIDS, è anche chiaro che questo strumento non può essere “massificato” e ridotto ad un mero palliativo contro un problema che affligge l’umanità intera.
Sarebbe forse bene evidenziare la duplice funzione di questo palloncino di lattice, ancora troppo spesso visto come tabù soprattutto nei giovani. Lo strumento in questione ha un nome proprio, che peraltro è ben stampato in ogni confezione di vendita: profilattico.
Anzi, aggiungerei a suggello di definizione completa: profilattico – preservativo anticoncezionale.
E se il Santo Padre è titolato per disquisire sul terzo termine identificativo (ma il “se” è d’obbligo), probabilmente la posizione del Capo della Chiesa sulla prevenzione e protezione di MST – Malattie Sessualmente Trasmissibili dovrebbe essere di tutt’altra natura.
Fatto salvo il concetto di dispositivo anticoncezionale, sul quale l’etica e la morale possono influire a mio giudizio ben poco; non mi pare peraltro corretto che ci si nasconda dietro la divisa del “rinnovo spirituale ed umano” per giustificare una storica posizione di condanna del sesso non finalizzato alla procreazione.
Ma il profilattico, in questo caso, non è lo strumento per evitare le nascite, bensì lo strumento per evitare il contagio della malattia e talvolta anche le nascite di bambini malati, ovvero condannati a priori senza aver commesso alcun reato!
La profilassi non è un’attività riservata a pochi! Ci riempiamo la bocca di grandi parole al giorno d’oggi, sollevando grandi discussioni su sicurezza e prevenzione, ma quando si tratta poi di “proteggere” la vita umana da malattie infettive non si riesce ancora ad avere la faccia di affrontare il problema con la giusta determinazione, necessaria per diffondere la cultura della vita in senso biologico, scevra dalle considerazioni etiche che poi possono intervenire in una fase successiva.
Mi si consenta la domanda retorica: se si scoprisse il vaccino contro l’AIDS, questo sarebbe anche considerato il via libera per un sesso indiscriminato?
Facciamo un esame di coscienza: quanti di noi sono stati capaci di spiegare ai ragazzi a cosa serve il profilattico, senza avere limiti di “pudore”? Voglio credere che la risposta sia “molti”… anche se mi rendo conto che purtroppo non è così.
Perché si parla tanto di caschi e scarpe antinfortunistica e ancora non si usa la stessa tenacia per il preservativo? Leggendo il puro significato delle parole, non è forse un “Dispositivo di Protezione Individuale” anche questo?
Mi lascia perplesso l’affermazione che la soluzione, proposta da Benedetto XVI, sia “una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro”. Ovvero? “Non fate sesso tanto per passarci il tempo?”… Senza dubbio questa è una soluzione, ma ovviamente non mi pare una presa di posizione seria verso il problema.
Ricordo una battuta che si faceva un po’ di tempo fa… Due amiche s’incontrano in farmacia per acquistare dei prodotti medicinali, e una dice all’altra: “Ma lo sai che hanno inventato un nuovo anticoncezionale orale efficace al 100%?” – “Davvero? E come si chiama?” – “NO!”
A me sembra la scoperta dell’acqua calda: “rinnovare l’uomo interiormente, [di] dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro”… Quel è il “comportamento giusto nei confronti del proprio corpo”? Forse il non esporre il proprio corpo a determinati rischi proteggendolo con degli strumenti efficaci non è un “comportamento giusto”?
Forzo un parallelo con un altro grave flagello: le morti causate dall’alta velocità. La soluzione certa sarebbe non produrre auto in grado di viaggiare ad una velocità superiore a 60 Km all’ora. Quanti di noi sono d’accordo? Però il problema rimane: primo perché non è “socialmente” ammissibile una soluzione di questo tipo, e secondo perché di fatto nessuno acquisterebbe quelle auto. Ci si rifarebbe sul concetto che non bisogna correre, per correre esistono le piste… Eppure ogni giorno le news degli organi di informazione non mancano di riportare “tragedie già annunciate”. Ed invece si cercano delle soluzioni come i dossi dissuasori (che poi son stati i responsabili di altrettanti incidenti), indicazioni stradali luminose, indicatori “sonori” sulle strade, e non in ultimo il famoso autovelox.
Ad andar a piedi o in bicicletta non si corre il rischio di creare incidenti, ma si sa… anche l’auto è necessaria, e non solo per andare al lavoro!
Proviamo per una volta a calarci nel problema ed a viverlo assieme alla società ed alla cultura che già lo sperimenta tristemente nella propria esistenza. Offriamo una legittima speranza di combattere un flagello, con l’obiettivo seppur lontano di giungere alla sua distruzione!
Auguri PiùPiù…
Tempo fa, in una delle mie tante serate di karaoke, entrarono in sala due ragazze… Caruccie si, vero, ma avevano qualcosa di curioso. Non le avevo mai viste, ed era strano dato che nel locale molto spesso si vedno facce già conosciute di amici e amanti del gusto di cantare le proprie canzoni…
Si sedettero ad un tavolino e ordinarono da bere. Le osservai bene,,, Una delle due era “curiosa”: aveva un visino da furbetta, una ragazzina che a prima vista ti sembra angelica ed invece ne sa una più del diavolo. Aveva lo sguardo strano, non stava cercando facce nuove: parlava con l’altra ragazza, ridacchiava, sorseggiava il suo Montenegro, poi ricominciava a parlare… Non cantò alcuna canzone la sera… Che strano. Non aveva aperto bocca “per cantare” eppure mi aveva così incuriosito che mi avvicinai per chiedere se avessero intenzione di cantare… “No, grazie”. Fu l’unica risposta che collezionai la sera. Vabbè… normale…
Eppure ero sicuro che dietro quel visino “angelo-demonico” c’era qualcosa di più. Non posso negare che anche il suo aspetto fisico mi colpì: era piccolina di statura, ma venne con una maglia che esaltava le sue forme (e ne ha da vendere
)… eppure era qualcosa di più interessante,
Talmente fui colpito che tornai la sera dopo… Non avevo serata, ma speravo con tutte le mie forze che anche lei, o anche loro, tornassero… e così fu. Vennero assieme ad un loro amico…
Si sedettero al solito tavolino della sera prima, la solita chiaccherata, le solite risatine… Offrii loro un Montenegro, naturalmente anche all’amico. Certo, un tentativo “subdolo” di abbordaggio… Forse. Era così curiosa che forse non me ne fregava nulla di “provarci”, chissà… Mi sarebbe andata male, ma non era l’argomento principale. Tra un titolo di una canzone e una battuta cretina riuscii a sedermi nel loro tavolo.
Dopo le domande di rito e le “indagini” classiche, mi sbilanciai: “canti con me?”. Era la domanda più stupida che un uomo poteva farle, ma era l’unica cosa che mi andava di chiederle… In quel momento scoprii che anche lei cantava, e che anni prima aveva cantato in una corale. Ebbi un sussulto. Lo so che sembravo un cretino, ma era il massimo della soddisfazione!
Dopo la sua risposta positiva non potevo farmi prendere in contropiede, e subito le chiesi “italiano o inglese?”. “Fai tu” mi rispose… eccomi spalle al muro. Cretino come pochi le servii su un piatto d’argento il modo per spiazzarmi.
Scelsi una canzone che ai più sembra “tattica” da abbordaggio: “Endless Love” nella versione di Lionel Richie e Diana Ross. “Amore senza fine” è la traduzione del titolo… canzone da rimorchio per molti, canzone da duetto canoro per me, visto che la cantavo dieci anni fa con una cantante (Tony Marongiu) sempre nello stesso posto… Adoro quella canzone per la sua armonia, e volevo capire quanto questa “piccoletta” mi poteva reggere il gioco o se fosse una chiavica!!
Cantammo discretamente, buone le intonazioni (complice il Montenegro), buona l’intesa sulle doppie voci… solo dopo mesi scoprii che lei NON CONOSCEVA AFFATTO quella canzone ma mi seguì!!
Quell’intesa mi portò a farle una proposta oscena: “ti va di fare qualche serata con me?”. Lo so, sembrai più cretino di quanto non lo fossi realmente… Si è mai visto uno che si attacca a due ragazze, caruccie quanto si può pensare, le conosce e… a quella più “curiosa” le chiede di cantare assieme???
Accettò!
Poi finimmo la serata, dopo quel locale andammo in un altro e poi alla fine al mitico bar Giardino a fare colazione… Sembravamo storti come capre…
Dal giorno a oggi potrei descrivere ogni giorno che ho trascorso con lei, e dal giorno ad oggi potrei parlare di un qualcosa di speciale che abbiamo scoperto, con la presenza di un caro amico che le è moooolto vicino…
… goliardicamente si chiama “The Family Band”…
A Francy, nel giorno del suo compleanno: TI ADORO PICCOLINA e TI VOGLIO UN BENE INFINITO!! Un bacio.
Perché non voto Soru…
Dopo lunghe ed estenuanti diatribe su Facebook, ho deciso di postare questo intervento sul mio blog (sebbene un po’ trascurato in quest’ultimo periodo), anche perché faccialibro non mi permette di inserire commenti molto lunghi, pur dando la possibilità di divulgare un intervento in maniera automatica a tutti i miei contatti e a tutti coloro che vogliono condividerlo.
Per questo inviterò tutti voi, amici e lettori non solo del mio blog ma anche del mio profilo su Facebook, a sprecare un po’ del vostro preziosissimo tempo nel leggere queste mie riflessioni.
Molti in questi giorni mi hanno invitato a riflettere sul voto da esprimere a favore di Ugo Cappellacci o Renato Soru. Non me ne voglia Gavino Sale, ma nessuno dei miei amici mi ha parlato di lui, pur sapendo benissimo che è candidato e dove trovare il suo programma elettorale.
Ho riflettuto parecchio su questi inviti, ed ho anche riflettuto parecchio sul fatto che diverse persone che ben sanno quale sia il mio orientamento politico mi abbiano chiesto di votare Renato Soru. Non voto Renato Soru non per “partito preso”, bensì per motivi abbastanza chiari (ovviamente per me, non pretendo che gli altri la pensino allo stesso modo).
Premesso che ritengo inammissibile che una campagna elettorale si basi sugli errori dell’altro, e che quindi mi fa decisamente optare per la mia tradizionale scelta di centro-destra, non capisco perché si debba dire “io sono meglio di quell’altro perché lui ha detto così e ha promesso queste cose”… Ma è mai possibile sperare in una seria presa di posizione dove le dichiarazioni d’intenti siano riferite solamente alla propria coalizione?
Ovviamente il centrodestra non è esente da tale critica,ma…
Ma non ammetto le bugie. Soprattutto quando queste si riversano nelle fasce più deboli della popolazione! E Renato Soru, nel suo programma “La Sardegna che cambia”, ha scritto grosse bugie con promesse (che non ha mantenuto prima e che non materrà adesso) ancora più altisonanti (ovviamente) di grande impatto sulle persone già colpite da problemi di varia natura e che aspettano delle risposte positive alle loro insistenti e lecite domande.
Una di queste grandissime ed assurde bugie, che vivo personalmente e direttamente da tredici anni, cioè da quando Renato Soru era un bel nessuno, è legata alla Formazione Professionale. Si legge nel programma: “Da anni perdiamo troppi ragazzi lungo la strada; decine di ragazzi tra i 15 e i 18 anni non finiscono la scuola; la nostra formazione professionale non ha avuto maggiore successo…”.
NON È VERO!
Non è assolutamente vero: la Formazione Professionale è stata investita da una serie di recuperi dei ragazzi che abbandonavano la scuola in cerca di una professionalità che li collocasse nel mondo del lavoro. E la percentuale di abbandono della Formazione Professionale è decisamente inferiore rispetto alla scuola pubblica!
Non basta! La Formazione Professionale ha ottenuto risultati sorprendenti poiché in alcuni corsi, biennali e triennali, si è ottenuta una percentuale di collocamento che supera il 75%. Cosa che la Scuola Pubblica non può ottenere, per il semplice motivo che le due attività sono diverse.
Forse il dott. Renato Soru, colui che ha fondato e condotto per anni il colosso dell’ICT Tiscali SpA, si è dimenticato di dire che la sua azienda ha beneficiato degli Operatori di Call Center formati dai corsi di Formazione Professionale banditi dalla Regione Autonoma della Sardegna e cofinanziati dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e dal Fondo Sociale Europeo… Che strano…
E ancora, sempre dal suo programma (che qualcuno ha saggiamente analizzato quanto me se non di più, trovandolo spudoratamente scopiazzato): “La nostra formazione professionale ha conosciuto una lunga crisi. Abbiamo chiuso un ciclo.”
NON È VERO!
L’espressione più corretta per trasformare questa frase da bugia a verità è: “La nostra formazione professionale è stata messa in crisi da questo governo regionale. Abbiamo chiuso la Formazione Professionale“.
Proseguendo nel delirio si leggono i buoni propositi: “informatizzazione e nuovi media, manifattura di qualità e biotecnologie, artigianato, costruzione e manutenzione degli impianti per il risparmio energetico e lo sfruttamento delle nuove fonti di energia, allevamento, agricoltura e agricoltura biologica, valorizzazione dei beni culturali e naturali, servizi decentrati alla persona, turismo, commercio.”
NON È VERO!
Altra grande bugia, per il solo fatto che i Corsi di Formazione Professionale finora svolti erano già strutturati secondo queste tematiche. Per tutta risposta si avvalevano di periodi di stage per gli studenti in aziende specializzate già radicate nel territorio e con esperienza dimostrata nel mondo del lavoro. Ed anzi, capitava molto spesso che le stesse aziende che conducevano lo stage individuassero gli studenti più capaci e meritevoli proponendo loro delle opportunità di lavoro non appena concluso il percorso formativo. Ma tutto questo al dott. Soru non andava bene… Per ognuno di quegli argomenti sono stati realizzati Corsi di Formazione Professionale!
Volendo anche credere a questo folle disegno di istruzione e formazione, non posso evitare di inorridire all’affermazione: “la formazione universitaria telematica: continuerà l’offerta per venire incontro alle esigenze dei numerosissimi studenti sardi pendolari, nonché degli studenti lavoratori, degli adulti e di quanti, in genere, siano costretti a gestire la propria attività di studio in tempi flessibili”.
NON È VERO!
Ma non lo dico io. Guardiamo assieme il sito della Formazione Universitaria Telematica! http://www.unisofia.it
Io leggo, fra le offerte formative dell’Università Telematica della Sardegna (progetto di Università aperta che nasce dalla collaborazione tra le Università di Cagliari e Sassari unite nel Consorzio UNITEL) i corsi: Amministrazione, Architettura e Comunicazione. Cioè gli “sfigati” che non si possono permettere di frequentare l’Università tradizionale, devono accontentarsi dei tre corsi offerti! Mi pare paradossale che nel 2009, con un paladino dell’informatica e della telematica come il dott. Soru quale Governatore della Sardegna, l’Università Telematica della Sardegna non abbia pensato di offrire una formazione peculiare come quella sui Sistemi Informativi. Il tutto ad un ragionevole (espressione palesemente ironica) costo di: “Tassa di iscrizione 2.000 € , contributo regionale per il diritto allo studio 62 €. Ratealmente: € 500 + bollo all’atto dell’immatricolazione; € 500 + eventuali tasse per il diritto allo studio (Ersu, se dovute) entro il 30 gennaio, € 1.000 entro il 30 aprile.” come si legge dal sito http://www.scform.unica.it/pub/netdocs/11/index.php?module=documents&JAS_DocumentManager_op=viewDocument&JAS_Document_id=373 (graditissime le smentite, che però confermerebbero almeno una disinformazione e mancanza di comunicazione chiara in merito).
Il mio intervento non voleva e non vuole essere un comizio elettorale. Per questo mi fermo qui, ma pronto ad analizzare tanti altri punti oscuri…
Definizioni nella lingua italiana…
SINCERITÀ: sostantivo femminile invariabile.
1 atteggiamento morale che si fonda sulla determinazione di non mentire: rispondere con s., dubitare della s. di qcn.
2 autenticità di un sentimento, di una passione e sim.: non credo alla s. del suo pentimento
3 imparzialità e serenità di giudizio: s. di una critica
Ciao Nonna!
Ecco qua… finalmente!
Finalmente sono finiti i giorni di 24 ore
e son cominciati quelli più lunghi,
quelli eterni!
E’ cominciata la Vita senza più la morte,
è cominciato il giorno senza più la notte:
è ricominciato il “da farsi”
ma senza spazio e tempo!
Perché di spazio e di tempo
ne hai contato tanto qua!
Ne hai segnato con tutto quello
che hai saputo essere!
Ed ora quel cantuccio ligneo
segna un posto terrestre
che nulla riesce a dargli un senso
o una parvenza razionale!
Ancora pochi segni terrestri,
nonna Lisa, e finalmente ci siamo!
Basta con le ipocrisie
di troppe persone inesistenti!
Ora si che hai da fare!
Dopo novantacinque di quelli
che noi chiamiamo ancora anni
inizia un percorso non scandito
dalle dimensioni comuni
di una vita “a metro”, “a peso” o a “tempo”.
Inizia finalmente la Vita
libera e infinita!
Ciao nonna…
Io penso di avere ancora
qualche tempo da contare,
o qualche passo da compiere.
Non so quanti! Non lo saprò mai…
Spero solo di contare i tempi giusti
e di compiere i passi esatti
per giungere anch’io a quella libertà!
Ciao nonna…
ci vedremo “fra un po’”!
Molto rumore per nulla
Molto rumore per nulla
di Geronimo Carreras
www.geronimocarreras.it
Mi ricordo, diversi anni fa, che uno dei miei docenti mi disse “devi essere più politico” commentando il mio modo di parlare e di confrontarmi con la gente. In effetti ero irruento, un po’ crudo, come dice il mio compare Giuseppe “sanguigno”; e il docente, che stimo moltissimo per la sua critica costruttiva, voleva dirmi di abbassare la guardia nel propormi agli altri, diversamente avrei creato una barriera molto difficile da superare.
Intendeva insegnarmi, dato che era la sua materia, delle tecniche di comunicazione: in pratica usò quell’aggettivo (politico) come metafora per illustrarmi come il politichese sia un linguaggio elegante usato dai contendenti durante lo scontro elettorale, estendendo il momento a tutta la campagna politica che questo o quel partito, questo o quel politico, si apprestavano ad affrontare in caso di vittoria alle elezioni.
Non solo elezioni, ovviamente. Il politico usa il politichese per cercare di non incorrere in bieche insinuazioni che scoraggiano i potenziali elettori, non più con il prosciutto sugli occhi, ma anche i cittadini già fedeli e convinti del voto espresso. E se invece il voto è dall’altra parte, è bene conquistare un punto in più per il futuro.
Da alcuni anni assistiamo, involontariamente, a dei veri e propri scontri elettorali ispirati ai talk show americani, dove i due candidati (a qualsiasi carica, non solo di governo) si sfidano di fronte ad un pubblico presente in studio e di fronte alla naturale moltitudine di cittadini telespettatori, che diventano automaticamente la giuria dell’arena. Il moderatore – provocatore ha il compito di stuzzicare i contendenti per stimolare la discussione, molto spesso accesa da toni ed atteggiamenti abbastanza irriverenti.
Questo modo di fare ha ormai conquistato anche la nostra politica italiana, che oggi vede in contrapposizione due personaggi. Non mi interessa commentare il politico Silvio o Dario, anche perché questo mio intervento diventerebbe una propaganda elettorale in men che non si dica. Cosa che, in questo momento, non è il mio obiettivo. Invece mi preme sottolineare come la politica sia diventata un teatrino di bassa fattura (a destra e a sinistra), ma mentre noi cittadini crediamo di aver capito quanto gli attori del teatrino (ministri, senatori, deputati, consiglieri etc.) siano dei burattini, di fatto gli attori principali del teatrino diventano proprio gli ignari spettatori, quasi marionette mosse da quell’impetuosa voglia di chiarezza e giustizia, attualmente molto nascosta in chissà quale meandro della Camera o del Senato.
Palesemente non voglio additare un particolare politico come imbonitore, né mi voglio riferire solo alle alte cariche, perché di fatto è molto più facile trovare questo atteggiamento nei palcoscenici della politica locale più che in quella nazionale; però è anche vero che i grandi colossi della comunicazione ci rifilano più facilmente le gesta dei personaggi che governano “il Paese e non il paese” ed è dunque più evidente una frase di Silvio o di Dario (la par condicio impone che li citi tutt’e due) piuttosto che quelle di Emilio o di Giandomenico. È facile notare come un solo nome (Silvio o Dario) nel pensiero comune identifichi una sola persona, mentre il nome Emilio può far venire alla mente diversi personaggi, dal giornalista Fede al sindaco Floris ad esempio… questo significa che lo stress mediatico ha fatto il suo corso. L’immagine, intesa come completezza della persona e non solo la sua figura, di quel personaggio è stata sparata a ripetizione così tanto da farlo entrare nelle menti di tutti!
Rimanendo sul tema della comunicazione, mi disturba parecchio vedere che il politico non usa più il politichese! Almeno quanto mi disturberebbe notare la perdita della diplomazia nei rapporti istituzionali. Esiste infatti un Corpo Diplomatico che cura i rapporti fra il proprio Stato ed un altro, e proprio da questo delicato e gravoso compito nasce l’aggettivo “diplomatico”, che significa un modo di proporre determinate affermazioni con uno stile più elegante e aggraziato. Perché dunque i politici ora sono esenti dal proporsi con una veste più consona al ruolo che rivestono?
A questa considerazione voglio collegare l’episodio del 19 maggio scorso, quando il dottor Nicola Vendola noto Nichi, esponente di spicco del Movimento per la Sinistra e Presidente della Regione Puglia, ha letteralmente inferto un “vaffanc…” al Senatore Maurizio Gasparri, ex Ministro delle Comunicazioni ed ora Presidente del Gruppo PdL al Senato della Repubblica Italiana.
Una volta, darsi del ladro era un affronto gravissimo (anche se al popolo piaceva tanto), poi con l’andare del tempo le parole son diventate ben più colorite: ad esempio nell’aprile 2006 spuntò il volgare di “testicolo”, usato a dir la verità sia a destra sia a sinistra!
Sul vaffà potrei anche aggiungere che è comparso nella scena da molto tempo, e la sua carica volgare è stata decisamente smorzata anche dalla canzone del Masini di diversi anni fa. Questo calare di volgarità è stato suggellato da Beppe Grillo l’8 settembre 2007 con l’istituzione del V-Day, definito dallo stesso Grillo “Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta”.
Ciò non toglie che il vaffà sia un’espressione poco elegante e sicuramente non consona ad un personaggio di spicco della Politica. Ho usato volutamente la maiuscola per richiamare il concetto di πόλις (Polis) e dunque identificare il politico come colui che ha il compito di garantire l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita politica. L’analogia è presto chiarita con la considerazione che nella Polis le norme di diritto erano uguali per tutti i cittadini, da qui la base della Giustizia Italiana che “la Legge è uguale per tutti”.
L’episodio di scontro Vendola vs Gasparri avrebbe dunque legittimato un uso del vaffà come chiusura discorsiva? Sinceramente no! Spero che abbia solamente evidenziato quanto i nostri rappresentanti politici non siano più in grado neppure di discutere fra di loro. E dunque faccia capire a tutti noi cittadini quanto sia necessario riconquistare un ruolo fondamentale di rappresentanza politica ed affidarlo solo a persone corrette, anche sul piano della comunicazione!
Geronimo Carreras
www.geronimocarreras.it