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Unico…
Per anni ho guardato davanti a me
senza vedere un capolavoro
di linee sinuose disegnate
con una sapiente matita.
Poi un giorno ho detto: “sei unico”…
guardando tutto il disegno,
le prospettive, i punti di fuga,
le ombreggiature e i soggetti.
Ho guardato un tramonto unico
sullo specchio dell’acqua
che rifletteva il sole
e il suo colore focoso…
Ho guardato un cielo unico
arricchito dai pindarici voli
di allegre rondini
che danzano a festa…
Ho guardato una tempesta di cielo
impolverata dal luccichio cosmico
delle infinite stelle
disposte dall’Artefice.
Ho guardato almeno mille volte
il tuo sguardo unico…
Un anno fa…
28 giugno 2008
Non è un errore di battitura, purtroppo… E maledettamente mi rendo conto che non ha senso voler tornare indietro, perché non si può e perché probabilmente non avrebbe avuto senso.
Guardo il mio telefonino, uno dei telefoni che mi porto appresso, in quella frenesia che diventa consuetudine quotidiana. Leggo… Ore 01.03: un dolce ed intenso bacio.
È proprio quello che ancora non mi spiego, o vorrei non spiegarmi mai con gli occhi della razionalità, della frenesia e della quotidianità che fa parte della vita. Perché a me? Perché quel messaggio? Eppure non mi ha turbato il messaggio, anzi… Per come e quanto ti adoro (presente e non passato), cara Silvia, è il messaggio più logico che ci siamo sempre scambiati. Mi ha turbato tutto quello che è arrivato dopo! Mi è difficile accettare che tutto questo sia l’evoluzione di un progetto sublime, del quale evidentemente non ho capito proprio nulla…
28 giugno 2009: un anno fa si è accesa una nuova stella nel cielo che vedo sulla mia testa ogni giorno. Ciao Silvietta…

Ciao angelo
Auguri PiùPiù…
Tempo fa, in una delle mie tante serate di karaoke, entrarono in sala due ragazze… Caruccie si, vero, ma avevano qualcosa di curioso. Non le avevo mai viste, ed era strano dato che nel locale molto spesso si vedno facce già conosciute di amici e amanti del gusto di cantare le proprie canzoni…
Si sedettero ad un tavolino e ordinarono da bere. Le osservai bene,,, Una delle due era “curiosa”: aveva un visino da furbetta, una ragazzina che a prima vista ti sembra angelica ed invece ne sa una più del diavolo. Aveva lo sguardo strano, non stava cercando facce nuove: parlava con l’altra ragazza, ridacchiava, sorseggiava il suo Montenegro, poi ricominciava a parlare… Non cantò alcuna canzone la sera… Che strano. Non aveva aperto bocca “per cantare” eppure mi aveva così incuriosito che mi avvicinai per chiedere se avessero intenzione di cantare… “No, grazie”. Fu l’unica risposta che collezionai la sera. Vabbè… normale…
Eppure ero sicuro che dietro quel visino “angelo-demonico” c’era qualcosa di più. Non posso negare che anche il suo aspetto fisico mi colpì: era piccolina di statura, ma venne con una maglia che esaltava le sue forme (e ne ha da vendere
)… eppure era qualcosa di più interessante,
Talmente fui colpito che tornai la sera dopo… Non avevo serata, ma speravo con tutte le mie forze che anche lei, o anche loro, tornassero… e così fu. Vennero assieme ad un loro amico…
Si sedettero al solito tavolino della sera prima, la solita chiaccherata, le solite risatine… Offrii loro un Montenegro, naturalmente anche all’amico. Certo, un tentativo “subdolo” di abbordaggio… Forse. Era così curiosa che forse non me ne fregava nulla di “provarci”, chissà… Mi sarebbe andata male, ma non era l’argomento principale. Tra un titolo di una canzone e una battuta cretina riuscii a sedermi nel loro tavolo.
Dopo le domande di rito e le “indagini” classiche, mi sbilanciai: “canti con me?”. Era la domanda più stupida che un uomo poteva farle, ma era l’unica cosa che mi andava di chiederle… In quel momento scoprii che anche lei cantava, e che anni prima aveva cantato in una corale. Ebbi un sussulto. Lo so che sembravo un cretino, ma era il massimo della soddisfazione!
Dopo la sua risposta positiva non potevo farmi prendere in contropiede, e subito le chiesi “italiano o inglese?”. “Fai tu” mi rispose… eccomi spalle al muro. Cretino come pochi le servii su un piatto d’argento il modo per spiazzarmi.
Scelsi una canzone che ai più sembra “tattica” da abbordaggio: “Endless Love” nella versione di Lionel Richie e Diana Ross. “Amore senza fine” è la traduzione del titolo… canzone da rimorchio per molti, canzone da duetto canoro per me, visto che la cantavo dieci anni fa con una cantante (Tony Marongiu) sempre nello stesso posto… Adoro quella canzone per la sua armonia, e volevo capire quanto questa “piccoletta” mi poteva reggere il gioco o se fosse una chiavica!!
Cantammo discretamente, buone le intonazioni (complice il Montenegro), buona l’intesa sulle doppie voci… solo dopo mesi scoprii che lei NON CONOSCEVA AFFATTO quella canzone ma mi seguì!!
Quell’intesa mi portò a farle una proposta oscena: “ti va di fare qualche serata con me?”. Lo so, sembrai più cretino di quanto non lo fossi realmente… Si è mai visto uno che si attacca a due ragazze, caruccie quanto si può pensare, le conosce e… a quella più “curiosa” le chiede di cantare assieme???
Accettò!
Poi finimmo la serata, dopo quel locale andammo in un altro e poi alla fine al mitico bar Giardino a fare colazione… Sembravamo storti come capre…
Dal giorno a oggi potrei descrivere ogni giorno che ho trascorso con lei, e dal giorno ad oggi potrei parlare di un qualcosa di speciale che abbiamo scoperto, con la presenza di un caro amico che le è moooolto vicino…
… goliardicamente si chiama “The Family Band”…
A Francy, nel giorno del suo compleanno: TI ADORO PICCOLINA e TI VOGLIO UN BENE INFINITO!! Un bacio.
Definizioni nella lingua italiana…
SINCERITÀ: sostantivo femminile invariabile.
1 atteggiamento morale che si fonda sulla determinazione di non mentire: rispondere con s., dubitare della s. di qcn.
2 autenticità di un sentimento, di una passione e sim.: non credo alla s. del suo pentimento
3 imparzialità e serenità di giudizio: s. di una critica
Ciao Nonna!
Ecco qua… finalmente!
Finalmente sono finiti i giorni di 24 ore
e son cominciati quelli più lunghi,
quelli eterni!
E’ cominciata la Vita senza più la morte,
è cominciato il giorno senza più la notte:
è ricominciato il “da farsi”
ma senza spazio e tempo!
Perché di spazio e di tempo
ne hai contato tanto qua!
Ne hai segnato con tutto quello
che hai saputo essere!
Ed ora quel cantuccio ligneo
segna un posto terrestre
che nulla riesce a dargli un senso
o una parvenza razionale!
Ancora pochi segni terrestri,
nonna Lisa, e finalmente ci siamo!
Basta con le ipocrisie
di troppe persone inesistenti!
Ora si che hai da fare!
Dopo novantacinque di quelli
che noi chiamiamo ancora anni
inizia un percorso non scandito
dalle dimensioni comuni
di una vita “a metro”, “a peso” o a “tempo”.
Inizia finalmente la Vita
libera e infinita!
Ciao nonna…
Io penso di avere ancora
qualche tempo da contare,
o qualche passo da compiere.
Non so quanti! Non lo saprò mai…
Spero solo di contare i tempi giusti
e di compiere i passi esatti
per giungere anch’io a quella libertà!
Ciao nonna…
ci vedremo “fra un po’”!
Conflitto
A volte
mi chiedo imperterrito
se quel che dici è vero,
se quel che pensi è realtà
o se ti prendi gioco di me
e con abile maestria
ritorci le tue idee malsane
sulla mia esistenza
già gravata da mille passi
ormai percorsi e ancora più pesanti
d’un macigno distaccato
dalla rupe infinita!
Perché se così non fosse
mi spezza il fiato, e l’anima
e il cuore sapere che nell’incoscienza
dei tuoi gesti
si nasconde tanta bruta capacità
d’infierire sulla mia vita,
sulla mia scarna e fievole esistenza,
ebbra di disumane passioni
e colma di attimi di follia,
ma sincera, schietta e limpida
come acqua pura e fresca
di sorgente mattutina.
A volte
mi chiedo il perché
di cotanta acredine
stillata come fiumi di sangue
dall’agnello sacrificale
spirato sull’ara nobile
per mano d’un boia
del tempio di dio…
A volte
mi chiedo perché
ogni volta che ti sento
è di nuovo musica…
Pino è stato ucciso a 40 anni!
Ad un paio di giorni dalla sua scomparsa, dopo il pietoso rito della rimozione, do l’estremo saluto a Pino… che voglio ricordare così.
Volutamente provocatorio è il titolo di questo mio intervento, rimuginato e digerito più volte, ma alla fine pubblicato nel posto più ovvio dove scrivo tutti i miei pensieri, ovvero il mio blog.
E sarei ben felice se questo mio sfogo avesse la voce più alta di tutti i cori che in questo momento si sentono, non tanto perché sono l’autore di questo intervento, ma perché trovo ASSURDO un gesto di questa portata.
La notizia, scevra delle personali considerazioni, è questa:
In prossimità della scalinata di Bonaria è stato abbattuto un albero, per la precisione un pino, dell’età di oltre quarant’anni per “esigenze televisive” in occasione della visita del Santo Padre Benedetto XVI a Cagliari nel giorno del 7 settembre 2008.
Non posso esimermi dal commentare con grande indignazione questa notizia, che ha già fatto il giro dei blog non solo degli amanti della natura o dei cittadini cagliaritani, ma anche di tutte quelle persone sensibili ad un problema che sembra, visti gli eventi, di poca importanza o perlomeno reputato tale dalle varie linee degli amministratori comunali di Cagliari.
In prima linea metto il signor Sindaco di Cagliari, il dott. Emilio Floris, che consegna alla stampa (vedasi a tal proposito l’articolo pubblicato su SardegnaOggi: http://www.sardegnaoggi.it/notizie.php?notizia=10888) una dichiarazione, a mio giudizio, di pessimo gusto: “occorre mettere in conto qualche sacrificio”.
Non so quanto sia “giusto” sul piano etico, morale e ovviamente sociale, sacrificare la vita di un essere vivente di oltre quarant’anni, senza aver neppure considerato la possibilità di “trapiantare” questo essere vivente in un’altra sede. Cosa che peraltro è già successa in altre occasioni proprio a Cagliari (parcheggi di via Amat, tanto per citarne una).
Così come non credo che il credo religioso cattolico cristiano, rappresentato dal Sommo Pontefice, sia favorevole alla indiscriminata uccisione di un albero di quarant’anni (voglio credere che non sia favorevole…).
Ed ancora, stupidità più clamorosa fra tutte le baggianate tirate fuori, discuterei con titolo dell’esigenza televisiva. Ma come? Nel 2008, nell’era della Tecnologia Digitale, nel momento in cui le tecniche di comunicazione utilizzano sistemi evoluti, vogliamo far digerire al “popolo” che “mamma RAI” ha bisogno di quel posto lì, ineguagliabile fra altri milioni di spazi a disposizione nell’area di celebrazione (o forse “spettacolo mediatico”?). Eppure la scalinata di Bonaria ospita da anni altri spettacoli televisivi, ripresi anche da più emittenti contemporaneamente che trasmettono il proprio segnale in analogico e digitale… Facile il collegamento con “Il Miracolo di Natale” di Gennaro Longobardi, vero? Proviamo a chiedere a lui, ai tecnici ed ai cameramen di Sardegna Uno, di Nova Televisione, ed anche di tutte le altre reti che hanno “filmato” i vari eventi, se era possibile evitare uno scempio del genere.
Ah già, sono “piccole realtà televisive”… potrebbero non avere tutta la voce in capitolo, che invece ha “mamma RAI”. Non avrò mai, forse, quella soddisfazione, ma sarei davvero curioso di sentire i tecnici di Mediaset, che nello stesso identico spazio, specularmente disposto dall’alto verso il basso, hanno organizzato e ripreso lo spettacolo “Amici di Maria de Filippi” con la presenza del vincitore Marco Carta (non sto qui a parlare di quello spettacolo e della sua validità artisitica… mi serve solo come paragone). Anche lì c’era una troupe televisiva di tutto rispetto… ma non ricordo di aver sentito una notizia ABOMINEVOLE come questa.
Ancor più paradossale, ma non mi stupisco affatto di questo, è che questo albero spettacolare (quanto è spettacolare ogni essere vivente di madre natura, nella sua complessità di vita) sorgeva proprio in un’area di interesse turistico della città… ma evidentemente al dott. Emilio Floris, medico di spicco classe 1944, interessa più una ripresa della RAI piuttosto che un polmone d’aria. Vero è che l’area è stata giudicata sufficientemente alberata (come se esistesse un limite), ma sono convinto che spostare di due metri la postazione della telecamera di “mamma RAI” non avrebbe cambiato alcunché.
Aggiungo ancora una paradossalità clamorosa: sbaglio o in “quella zona” abita anche il “prodigioso” Presidente della Regione Autonoma della Sardegna dott. Renato Soru? Detta così non è una grande notizia clamorosa, ma è mai possibile che un uomo di grande cultura e somma attenzione ai problemi dell’ambiente (vedasi le leggi salvacoste, i parchi naturali, la salvaguardia di Tuvixeddu… ce ne sarebbero da citare!!) non abbia ancora preso parola in merito?? A stamattina non ho reperito alcuna dichiarazione né sul sito ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, né sul sito renatosoru.it, dove peraltro si da grande voce al parere di Legambiente sulla vicenda Tuvixeddu-Tuvumannu. Eppure Helmar Schenk, zoologo di Legambiente, si è già espresso in merito… Lodevole la sua posizione, dichiarata su La Nuova Sardegna e reperibile anche nel blog di “Gruppo d’Intervento Giuridico ONLUS” all’indirizzo http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it//Un_pino_val_bene_una_messa__in_tv____1923165.shtml .
Per certo Ninni Depau e Marco Espa non si offenderanno se faccio una battuta “verso la loro parte” (anche se io sto dall’altra “parte”): se questa attenzione non fosse arrivata da due consiglieri nati ne “L’Ulivo”, da chi poteva arrivare?
E’ vero che il signor Sindaco di Cagliari ha già dichiarato che l’azione richiesta dai due consiglieri, ovvero quella di piantare almeno quaranta alberi (uno per ogni anno) in uno dei parchi cittadini, è stata non solo presa in considerazione, ma anche “implementata” sul numero delle piante da mettere a dimora; però è davvero INCREDIBILE pensare che si possano compiere delle violenze inaudite senza neppure pensarci con un po’ di calma.
Posso proseguire, ma l’indignazione è davvero tanta…
Vorrei tanto che la mia fioca voce si unisse alle vostre, cari amici…
La Gelosia!
“Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.”
Roland Barthes
Ciao Silvia…
Se mai avesse un senso tutto questo, ti prego… spiegamelo!
Spiegami perché a trentaquattro anni hai deciso di andartene!
Spiegami perché mi hai salutato così, cosa volevi dirmi?
O forse tutto quello che volevi dirmi me l’hai detto con quelle tre parole??
E se anche fosse così, hai il mio numero di telefono: dovevi dirmele a voce quelle tre parole!
Avrei capito?
Avrei intuito?
Avrei fatto finta di nulla?
Chissà… ma almeno ti avrei sentito per l’ultima volta…
E invece ora mi rimbomba nella testa la tua “porca risata”… chi se ne frega di cosa pensano gli altri! Chi ti ha conosciuto sa bene cosa vuol dire questo!
Ciao angelo mio. Ora potrai ridere quanto vuoi, potrai guardarmi mentre ti dedico tutto il casino che posso fare quaggiù…
Ciao Silvietta…
Dentro di te
Ogni giorno che passa,
ogni minuto che scorre
senza freni inibitori
sul quadrante di questi momenti,
hanno un nuovo sapore
forse ancora acerbo
di dolce frutto aromatico
che spande soave profumo
fra le cime innevate
dei miei pensieri
ora concentrati e unici
verso di te.
Hai preso un mio sguardo
e lo hai immortalato
dentro i tuoi occhi
profondi come il mare
e ancora oggi
quando mi guardi
oso provare ad emergere
da questo mare di follia…
Ma non ci riesco!
Non posso e non voglio
ritornare a galla…
Voglio perdermi dentro di te!
