Archivio di giugno 2011

Serie A – Serie B… Serie Z. Io la vedo così…

Ecco, finalmente, la nota di cui si parlava così tanto…

http://www.facebook.com/notes/sandro-cocco/volontari-di-serie-a-e-di-serie-b-/1943717565797

Mi è sfuggita, evidentemente. Mea culpa per non averla vista ed eventualmente per non aver espresso la mia opinione.

Probabilmente qualcuno si sarà accorto che da un po’ di tempo sto evitando di commentare e di rispondere ai “panni sporchi” di Croce Rossa in una bacheca pubblica come Facebook, sperando di avere a che fare con colleghi che hanno la capacità di dialogare e di individuare il problema per migliorare e non per distruggere la controparte… Invece, mio malgrado, continuo a scoprire sempre più frequentemente che sono spesso circondato da persone dalla doppia faccia, allenate sapientemente nella disciplina del doppiogiochismo.

Lo sfogo di Alessandro è assolutamente lecito, o quantomeno legittimato dalla continua, e talvolta ossessionante, cantilena di lamentele postata sulle pagine di un Social Network, che probabilmente è nato non come “forum” (i tecnici di Internettismo avranno carpito la differenza sostanziale) bensì come uno spazio dove chiunque può raccontare della propria esistenza.

Certo, chi fa parte della CRI ha ovviamente la possibilità di usare la bacheca virtuale per raccontare e raccontarsi, per rappresentare il proprio vissuto e di enfatizzarlo a proprio piacimento, non foss’altro perché risponde in prima persona di ciò che scrive (quando ha almeno la faccia di usare il proprio Nome e Cognome); e tale Sistema di Comunicazione (da Formatore Nazionale PSTI mi vien facile il parallelo con una delle lezioni che prediligo nei corsi Istruttori) è anche un ottimo veicolo di “fidelizzazione” dei tanti altri colleghi che sovente si dilettano nel prendere parte a delle polemiche spesso sterili, probabilmente animati da uno spirito che personalmente non credo sia proprio di Croce Rossa.

Lo dico amaramente, per il semplice fatto che continuo ad essere orgoglioso di portare quell’emblema sul maglione blu (anche in questo caso sono volutamente provocatorio nella citazione del colore della divisa) o sulla magliettina logora e sbiadita dai tanti interventi. Sono fiero di appuntare sulla mia giacca la spilla di Croce Rossa, senza che questa riporti alcuna scritta, proprio perché credo che ognuno di noi sia (e debba essere) una rappresentazione di tutta la Croce Rossa anche nella vita quotidiana…

Dopo aver letto alcuni commenti, fra l’altro anche condivisibili se questi fossero stati proposti nelle sedi appropriate, mi chiedo (e vorrebbe essere una domanda retorica, ma non so fino a quanto lo possa essere realmente ) se il Punto d. del Paragrafo 5 dell’Articolo 1 del Capo 1 (in CRI piacciono tanto queste long-lists) del Codice Etico e di Buona Condotta sia noto agli autori di questi innumerevoli post…

Per non affaticare la mente nel ricordare ogni capoverso del Codice: “Quest’azione mette in luce positivamente, o almeno non negativamente, me e la Croce Rossa Italiana?”.

La risposta è facile, forse scontata…

Lo stesso Codice individua una responsabilità fondamentale per tutti gli appartenenti alla Croce Rossa Italiana, siano essi Volontari o Dipendenti: “instaurare rapporti di lavoro positivi con gli altri volontari o colleghi, prendendo coscienza dell’importanza dell’interazione.”.

Interazione… una bella parola che molto spesso è dimenticata in qualche deposito di rifiuti speciali! Inter-Agire… Agire Insieme. So benissimo che il significato di questa parola è ben noto a tutti quanti, probabilmente è meno nota l’applicazione di tale significato alla realta locale di ogni singolo gruppo di CRI. Poiché interagire non significa essenzialmente “fare (bene) qualcosa con gli altri”, ma più esattamente, da definizione enciclopedica, si tratta di una “influenza reciproca tra due fenomeni, elementi, persone etc.”. Ovvero le persone devono essere propositive nell’ottica di influenzare positivamente le attività di tutti… In pratica, un lavoro d’equipe! Come quello che si svolge in ogni servizio di Croce Rossa, sia esso in aiuto degli indigenti, dei drop-out, dei malati, sia in ambulanza, sia con i fedelissimi amici cani da soccorso, etc.

L’interazione porta inevitabilmente all’evidenza delle criticità: sbaglia solo chi agisce, chi sta immobile a guardare non sbaglierà mai! Un po’ come quel detto che gli incidenti stradali capitano a chi guida… Ovviamente è bene porre una giusta prudenza (nella guida, come nella conduzione di un Comitato o Gruppo di Croce Rossa ;) ), ma è altresì evidente che solo con la giusta collaborazione di tutti si possono affrontare le criticità ed individuare le azioni correttive da apportare. Nei “percorsi qualità” questo modus operandi è spesso abbreviato come P.A.O. (Piano di Adeguamento Organizzativo), dove si analizzano i processi per codificare le Procedure Operative definitive. Perché in Croce Rossa questo non deve esistere? (Altra domanda pseudo-retorica).

Perché dobbiamo continuare ad apparire come un branco di cani sciolti anziché uniformare tutto il nostro operato ad una linea guida comune? Eppure siamo avvezzi alle linee guida: siamo i primi a confrontarci nelle gare di soccorso sfoderando incredibili capacità nell’esecuzione di tecniche dettate da linee guida… La linea guida non è un dettame supremo che proviene dal “vertice della piramide”! Ricordo bene che lo stesso Commissario Nazionale dei VdS, nella sua visita a Cagliari, ha ben ricordato che l’input proviene dalla “base”… e la base siamo noi, tutti noi!

Ho scritto una nuova nota per non intasare il thread di Alessandro, ma ho volutamente inserito il link della sua nota nella mia, proprio per poter fare un riferimento diretto alla discussione. Questa considerazione la inserisco alla fine del mio intervento, citando con grande stima e rispetto i colleghi che hanno ispirato il titolo di questo mio: Gianni, Sandro, Giovanna… nei vostri post avete usato una serie di lettere che hanno qualcosa di curioso…

Serie “A” – Serie “B” – Serie “Z”… involontariamente A-B-Z è l’abbreviazione di Ambulanza ;)