Archivio di maggio 2009

Molto rumore per nulla

Molto rumore per nulla
di Geronimo Carreras
www.geronimocarreras.it

Mi ricordo, diversi anni fa, che uno dei miei docenti mi disse “devi essere più politico” commentando il mio modo di parlare e di confrontarmi con la gente. In effetti ero irruento, un po’ crudo, come dice il mio compare Giuseppe “sanguigno”; e il docente, che stimo moltissimo per la sua critica costruttiva, voleva dirmi di abbassare la guardia nel propormi agli altri, diversamente avrei creato una barriera molto difficile da superare.

Intendeva insegnarmi, dato che era la sua materia, delle tecniche di comunicazione: in pratica usò quell’aggettivo (politico) come metafora per illustrarmi come il politichese sia un linguaggio elegante usato dai contendenti durante lo scontro elettorale, estendendo il momento a tutta la campagna politica che questo o quel partito, questo o quel politico, si apprestavano ad affrontare in caso di vittoria alle elezioni.

Non solo elezioni, ovviamente. Il politico usa il politichese per cercare di non incorrere in bieche insinuazioni che scoraggiano i potenziali elettori, non più con il prosciutto sugli occhi, ma anche i cittadini già fedeli e convinti del voto espresso. E se invece il voto è dall’altra parte, è bene conquistare un punto in più per il futuro.

Da alcuni anni assistiamo, involontariamente, a dei veri e propri scontri elettorali ispirati ai talk show americani, dove i due candidati (a qualsiasi carica, non solo di governo) si sfidano di fronte ad un pubblico presente in studio e di fronte alla naturale moltitudine di cittadini telespettatori, che diventano automaticamente la giuria dell’arena. Il moderatore – provocatore ha il compito di stuzzicare i contendenti per stimolare la discussione, molto spesso accesa da toni ed atteggiamenti abbastanza irriverenti.

Questo modo di fare ha ormai conquistato anche la nostra politica italiana, che oggi vede in contrapposizione due personaggi. Non mi interessa commentare il politico Silvio o Dario, anche perché questo mio intervento diventerebbe una propaganda elettorale in men che non si dica. Cosa che, in questo momento, non è il mio obiettivo. Invece mi preme sottolineare come la politica sia diventata un teatrino di bassa fattura (a destra e a sinistra), ma mentre noi cittadini crediamo di aver capito quanto gli attori del teatrino (ministri, senatori, deputati, consiglieri etc.) siano dei burattini, di fatto gli attori principali del teatrino diventano proprio gli ignari spettatori, quasi marionette mosse da quell’impetuosa voglia di chiarezza e giustizia, attualmente molto nascosta in chissà quale meandro della Camera o del Senato.

Palesemente non voglio additare un particolare politico come imbonitore, né mi voglio riferire solo alle alte cariche, perché di fatto è molto più facile trovare questo atteggiamento nei palcoscenici della politica locale più che in quella nazionale; però è anche vero che i grandi colossi della comunicazione ci rifilano più facilmente le gesta dei personaggi che governano “il Paese e non il paese” ed è dunque più evidente una frase di Silvio o di Dario (la par condicio impone che li citi tutt’e due) piuttosto che quelle di Emilio o di Giandomenico. È facile notare come un solo nome (Silvio o Dario) nel pensiero comune identifichi una sola persona, mentre il nome Emilio può far venire alla mente diversi personaggi, dal giornalista Fede al sindaco Floris ad esempio… questo significa che lo stress mediatico ha fatto il suo corso. L’immagine, intesa come completezza della persona e non solo la sua figura, di quel personaggio è stata sparata a ripetizione così tanto da farlo entrare nelle menti di tutti!

Rimanendo sul tema della comunicazione, mi disturba parecchio vedere che il politico non usa più il politichese! Almeno quanto mi disturberebbe notare la perdita della diplomazia nei rapporti istituzionali. Esiste infatti un Corpo Diplomatico che cura i rapporti fra il proprio Stato ed un altro, e proprio da questo delicato e gravoso compito nasce l’aggettivo “diplomatico”, che significa un modo di proporre determinate affermazioni con uno stile più elegante e aggraziato. Perché dunque i politici ora sono esenti dal proporsi con una veste più consona al ruolo che rivestono?

A questa considerazione voglio collegare l’episodio del 19 maggio scorso, quando il dottor Nicola Vendola noto Nichi, esponente di spicco del Movimento per la Sinistra e Presidente della Regione Puglia, ha letteralmente inferto un “vaffanc…” al Senatore Maurizio Gasparri, ex Ministro delle Comunicazioni ed ora Presidente del Gruppo PdL al Senato della Repubblica Italiana.

Una volta, darsi del ladro era un affronto gravissimo (anche se al popolo piaceva tanto), poi con l’andare del tempo le parole son diventate ben più colorite: ad esempio nell’aprile 2006 spuntò il volgare di “testicolo”, usato a dir la verità sia a destra sia a sinistra!

Sul vaffà potrei anche aggiungere che è comparso nella scena da molto tempo, e la sua carica volgare è stata decisamente smorzata anche dalla canzone del Masini di diversi anni fa. Questo calare di volgarità è stato suggellato da Beppe Grillo l’8 settembre 2007 con l’istituzione del V-Day, definito dallo stesso Grillo “Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta”.

Ciò non toglie che il vaffà sia un’espressione poco elegante e sicuramente non consona ad un personaggio di spicco della Politica. Ho usato volutamente la maiuscola per richiamare il concetto di πόλις (Polis) e dunque identificare il politico come colui che ha il compito di garantire l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita politica. L’analogia è presto chiarita con la considerazione che nella Polis le norme di diritto erano uguali per tutti i cittadini, da qui la base della Giustizia Italiana che “la Legge è uguale per tutti”.

L’episodio di scontro Vendola vs Gasparri avrebbe dunque legittimato un uso del vaffà come chiusura discorsiva? Sinceramente no! Spero che abbia solamente evidenziato quanto i nostri rappresentanti politici non siano più in grado neppure di discutere fra di loro. E dunque faccia capire a tutti noi cittadini quanto sia necessario riconquistare un ruolo fondamentale di rappresentanza politica ed affidarlo solo a persone corrette, anche sul piano della comunicazione!

Geronimo Carreras
www.geronimocarreras.it

Il Permesso di Soggiorno non è un premio!

Sono passati otto giorni da quando la cronaca italiana ha riportato la notizia dell’aggressione a colpi di martello da parte di uno squilibrato ai danni di una coppia di anziani nella stazione centrale ferroviaria di Palermo. Dopo otto giorni le notizie, con il solito tam tam mediatico, sono praticamente sparite: rimane consegnata alla cronostoria degli accadimenti la triste vicenda, che purtroppo ha visto la morte dell’anziano mentre la moglie rimane in gravissime condizioni.

Ciò che più mi sconvolge, oltre alla triste morte dell’anziano, è la vigliaccheria di noi italiani di fronte ad un gesto del genere. E non solo: si aggiunge a tutto questo anche la beffa del permesso di soggiorno concesso agli extracomunitari che hanno bloccato l’assalitore e consegnato alla PolFer.

Potrebbe sembrare un discorso razzista, ed invece è tutto il contrario.

In prima battuta voglio considerare il folle gesto: ha dell’incredibile che un folle possa entrare in una stazione e prendere a martellate in testa due persone, non foss’altro perché questo testimonia che all’interno della stazione non esiste (o non è efficiente) un servizio di vigilanza che possa intervenire in tempi rapidi.

A questa triste considerazione c’è da aggiungere (e lo si evince facilmente visionando il filmato che la stessa PolFer ha diffuso e consegnato agli organi di stampa – LINK) che tutti i passanti non hanno mosso un dito per fermare l’atroce gesto violento che si stava consumando di fronte ai loro occhi. Senza dubbio la repressione dei reati non è un compito del libero cittadino, che però ha non solo il diritto ma anche il dovere civico di intervenire quando si compie un reato di fronte ai propri occhi… e invece, come se nulla fosse, la gente ha continuato a passeggiare nella galleria della Stazione Centrale!

Un gesto di estrema civiltà e di coraggio è stato invece espresso da due cittadini extracomunitari (ed anche clandestini) che, sbigottiti delle due scene, hanno immobilizzato l’aggressore e successivamente consegnato al posto di Polizia Ferroviaria. Solo allora i “coraggiosi” italiani si sono scagliati contro l’aggressore… Sicuramente una dimostrazione di vigliaccheria! Per farla più terra-terra, è questo il modo in cui i “coraggiosi” cittadini italiani hanno dimostrato di avere gli attributi?

Personalmente mi ritengo ancora più offeso non tanto per il gesto pusillanime, quanto per il fatto che ai due extracomunitari sarà presto accordato come premio il permesso di soggiorno… Ma non nel senso che non se lo meritano, per carità! Anzi…

Il Permesso di Soggiorno, come da sua definizione, è un’autorizzazione a soggiornare nel nostro paese per più di tre mesi, per poter svolgere delle attività lavorative, di studio o turistiche. I due cittadini extracomunitari invece hanno dimostrato con il loro gesto di essere persone stimabili e rispettabili, degne di essere considerate cittadini italiani più di tutti quelli che non hanno fatto alcunché per impedire quel reato! Hanno dato prova di senso civico oltreché di coraggio. Per questo motivo non avrebbero dovuto ricevere il permesso di soggiorno bensì la cittadinanza onoraria!

In Italia la Cittadinanza Onoraria, con tutto il rispetto per la valenza di questo riconoscimento, è stata riconosciuta a cani e porci… e non è un modo di dire almeno per i cani! Il Comune di Matrice, in provincia di Campobasso, ha proposto la Cittadinanza Onoraria a Peppino, un cane meticcio presente in tutte le manifestazioni popolari della città (notizia confermata sul sito del Comune di Matrice all’indirizzo http://www.comune.matrice.cb.it); a Ferrazzano (sempre in provincia di Campobasso) è stata concessa la Cittadinanza Onoraria all’attore Robert De Niro poiché i suoi bisnonni partirono alla volta dei lidi americani proprio da questa città…cb.it/

Se mai ci fosse bisogno, andiamo a scomodare la dottrina che definisce la cittadinanza onoraria come “un’onorificenza concessa da un comune per onorare una persona non residente, che, per motivi diversi, è ritenuta legata alla città per il suo impegno o per le sue opere”. Direi che i due extracomunitari (quant’è bello far finta di nulla quando fino a pochi minuti prima erano clandestini) hanno dimostrato di essere legati alla città e con il loro impegno e la loro opera si sono distinti per senso civico, lealtà e coraggio! Senza poi togliere la doverosa considerazione che, essendo clandestini, hanno rischiato la denuncia immediata presso il posto di Polizia…

E invece continuiamo a farci contorti ragionamenti (il concetto più chiaro che abbrevio per eleganza è “S.M.”) sulla liceità o meno della Cittadinanza Onoraria del Comune di Firenze a Beppino Englaro, a Vittorio Sgarbi nel comune di Sant’Antioco, alla revoca della stessa sempre del Comune di Firenze a Benito Mussolini (…ah ecco!).

Ma la cronaca, dopo la triste morte dell’anziano, che cosa ci ha riportato? Facile: nulla! Forse perché fa più notizia la proposta del premio nobel per la pace a Silvio Berlusconi “per il suo impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”.

La Febbre Suina: un nuovo caso di Terrorismo Mediatico

11 maggio 2009

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) mette a disposizione sul proprio sito le cifre ufficiali dei casi dichiarati di A(H1N1), quella malattia che nelle nostre case arriva (mediaticamente) con il nome di influenza suina, e dipana ogni dubbio sui numeri della ipotetica pandemia che si sta tentando di far digerire non solo a noi italiani, ma a molti cervelli poco avezzi al ragionamento in tutto il mondo.

Ovviamente la mia non è una critica a chi si è spaventato di fronte alla notizia allarmante della comparsa di una patologia che poteva essere pericolosa (e di fatto potrebbe esserlo ancora), bensì è un gesto di disprezzo verso coloro che seminano il panico con notizie che andrebbero calibrate in funzione della loro veridicità in armonia con tutto il resto degli eventi che quotidianamente accadono in questo piccolo mondo che ci hanno dato in mano (e che forse non siamo in grado di gestire).

Che l’influenza suina ci sia è un dato di fatto, quindi per certo non sto qui a mettere in dubbio l’esistenza di questa patologia.

Ciò che metto in dubbio, invece, è la buona fede di tutto un sistema mediatico che vuole rifilarci a tutti i costi un’emergenza quando di fatto l’emergenza non c’è. O meglio, c’è un’emergenza rispetto al fatto che alcune vite umane sono in pericolo, ma la stessa non può e non deve occupare i titoli di testa di ogni supporto d’informazione al pari di un terremoto, di una guerra civile o ancora peggio di un report sulle vittime della strada!

Comincio a ragionare con i numeri. Alle 7.30 del 10 maggio 2009 l’OMS ufficializza alcuni dati: 4379 casi di infezione, 48 decessi, 29 paesi coinvolti fra i quali il Messico ha una percentuale di contagiati molto alta rispetto a tutti gli altri: 1626 contagiati e 45 morti. Senza dubbio è un dato triste.

L’ultimo rapporto annuale UNICEF dichiara (e lascio a chiunque ne abbia voglia il compito di trovare dati che smentiscano questa verità, io non ho dubbi!) che un bambino ogni tre secondi muore per fame o per malattie infettive del tutto evitabili (febbre o diarrea ad esempio), e con una piccolissima operazione aritmetica arriviamo a 26.000 (diconsi ventiseimila unità) in un solo giorno.

Ma non basta.

Gli studi di settore medico, ed in particolare quelli sulla cardiologia mondiale, hanno dichiarato (ormai da quattro anni suonati) che l’85% (ancora diconsi ottantacinque per cento) delle morti cardiache improvvise sono evitabili grazie alla terapia della cardioversione elettrica (per gli amici: defibrillazione). L’incidenza di questa patologia è un caso ogni mille persone all’anno; ciò significa che una piccola città come Cagliari, poco più di 164.000 abitanti al censimento del 2001, registra circa 160 decessi evitabili ogni anno. Nelle proporzioni nazionali, basandosi su una popolazione dichiarata di oltre 60 milioni di persone, 60.000 vittime all’anno in Italia possono essere salvate!

Le morti sulla strada nel 2007 sono state 1207.

Le morti bianche, ovvero gli incidenti sul lavoro che evolvono in un esito mortale, nel 2007 sono state 1260. Ogni anno, in tutto il mondo, 12.000 bambini muoiono sul lavoro… e ciò significa non solo che è drammatico che un numero così alto di bambini muoia di morte evitabile ma anche che sono bambini sfruttati!!

A ragionar coi numeri ci sarebbe molto altro da dire. Ciò che più mi sconvolge è che nell’adottare le semplici e note soluzioni, il rapporto costo – beneficio sarebbe decisamente molto basso, ma evidentemente mi sfugge qualche passaggio di natura socio-economica poiché non si parla fondamentalmente di medicine ma di interventi sociali che sanno più di investimento che di spesa.

Un intervento salvavita per un bambino (e non parlo di chirurgia bensì di cibo ed igiene) costa mediamente 25 euro al mese (deducibili dalle tasse in quanto elargizione ad una Onlus).

Il costo di un defibrillatore semiautomatico esterno è di circa 7.000 euro: basti pensare alle possibili localizzazioni in cinema multisala, ipermercati, centri commerciali di grande afflusso, centri turistico-ricreativi, per comprendere il numero di persone che potrebbero correre il rischio di incorrere in una Morte Cardiaca Improvvisa senza che questa possa essere trattata con l’opportuna terapia di cardioversione elettrica.

Dopo piccole considerazioni di natura puramente economica, mi chiedo: perché allarmare il mondo se dopo 24 giorni si contano appena due morti al giorno in tutto il globo?? O meglio, va anche bene parlare di queste quarantotto vittime, ma perché non si parla praticamente mai di tutte le altre morti già ben note e pure contrastabili?

Prima o poi la domanda sarebbe sorta spontanea. Cosa c’è sotto?

La facile demagogia mi porterebbe a parlare di costi dei medicinali e delle cure mediche. Non voglio sparare nel mucchio per prendere qualche facile preda, ma voglio soffermarmi solamente in una piccolissima riflessione, anche stavolta di natura prettamente economica. Quanto è costato scendere in campo con la distribuzione di mascherine a tutti i viaggiatori negli aeroporti scalo di viaggi da e per il Messico? E nei giorni successivi tale attenzione non si è soffermata solo nei punti di passaggio strategici. Ogni punto nodale di movimentazione di persone (aeroporti, porti, stazioni di treni e di autobus, grandi autostrade, accessi alle metropoli etc.) è stato preso di mira e supportato dispositivi di protezione individuale distribuiti a chiunque transitasse in quel punto…

Una sola considerazione finale: senza dubbio è bene sapere, ma è meglio saper bene!