Archivio di marzo 2009
Il preservativo non è la soluzione all'AIDS
E poi dicono che ce l’ho con Benedetto XVI… Io non ce l’ho per partito preso, ma non mi piacciono certe sue affermazioni!
O meglio, in questo caso son risposte, perché questa frase che ho usato come titolo è una battuta di replica ad una domanda del giornalista francese Philippe Visseyrias di France 2.
Il Pastore Tedesco ha infatti risposto testualmente “Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema.”
Posto che il preservativo non è mai stato reputato un sistema risolutivo per la piaga dell’AIDS, è anche chiaro che questo strumento non può essere “massificato” e ridotto ad un mero palliativo contro un problema che affligge l’umanità intera.
Sarebbe forse bene evidenziare la duplice funzione di questo palloncino di lattice, ancora troppo spesso visto come tabù soprattutto nei giovani. Lo strumento in questione ha un nome proprio, che peraltro è ben stampato in ogni confezione di vendita: profilattico.
Anzi, aggiungerei a suggello di definizione completa: profilattico – preservativo anticoncezionale.
E se il Santo Padre è titolato per disquisire sul terzo termine identificativo (ma il “se” è d’obbligo), probabilmente la posizione del Capo della Chiesa sulla prevenzione e protezione di MST – Malattie Sessualmente Trasmissibili dovrebbe essere di tutt’altra natura.
Fatto salvo il concetto di dispositivo anticoncezionale, sul quale l’etica e la morale possono influire a mio giudizio ben poco; non mi pare peraltro corretto che ci si nasconda dietro la divisa del “rinnovo spirituale ed umano” per giustificare una storica posizione di condanna del sesso non finalizzato alla procreazione.
Ma il profilattico, in questo caso, non è lo strumento per evitare le nascite, bensì lo strumento per evitare il contagio della malattia e talvolta anche le nascite di bambini malati, ovvero condannati a priori senza aver commesso alcun reato!
La profilassi non è un’attività riservata a pochi! Ci riempiamo la bocca di grandi parole al giorno d’oggi, sollevando grandi discussioni su sicurezza e prevenzione, ma quando si tratta poi di “proteggere” la vita umana da malattie infettive non si riesce ancora ad avere la faccia di affrontare il problema con la giusta determinazione, necessaria per diffondere la cultura della vita in senso biologico, scevra dalle considerazioni etiche che poi possono intervenire in una fase successiva.
Mi si consenta la domanda retorica: se si scoprisse il vaccino contro l’AIDS, questo sarebbe anche considerato il via libera per un sesso indiscriminato?
Facciamo un esame di coscienza: quanti di noi sono stati capaci di spiegare ai ragazzi a cosa serve il profilattico, senza avere limiti di “pudore”? Voglio credere che la risposta sia “molti”… anche se mi rendo conto che purtroppo non è così.
Perché si parla tanto di caschi e scarpe antinfortunistica e ancora non si usa la stessa tenacia per il preservativo? Leggendo il puro significato delle parole, non è forse un “Dispositivo di Protezione Individuale” anche questo?
Mi lascia perplesso l’affermazione che la soluzione, proposta da Benedetto XVI, sia “una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro”. Ovvero? “Non fate sesso tanto per passarci il tempo?”… Senza dubbio questa è una soluzione, ma ovviamente non mi pare una presa di posizione seria verso il problema.
Ricordo una battuta che si faceva un po’ di tempo fa… Due amiche s’incontrano in farmacia per acquistare dei prodotti medicinali, e una dice all’altra: “Ma lo sai che hanno inventato un nuovo anticoncezionale orale efficace al 100%?” – “Davvero? E come si chiama?” – “NO!”
A me sembra la scoperta dell’acqua calda: “rinnovare l’uomo interiormente, [di] dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro”… Quel è il “comportamento giusto nei confronti del proprio corpo”? Forse il non esporre il proprio corpo a determinati rischi proteggendolo con degli strumenti efficaci non è un “comportamento giusto”?
Forzo un parallelo con un altro grave flagello: le morti causate dall’alta velocità. La soluzione certa sarebbe non produrre auto in grado di viaggiare ad una velocità superiore a 60 Km all’ora. Quanti di noi sono d’accordo? Però il problema rimane: primo perché non è “socialmente” ammissibile una soluzione di questo tipo, e secondo perché di fatto nessuno acquisterebbe quelle auto. Ci si rifarebbe sul concetto che non bisogna correre, per correre esistono le piste… Eppure ogni giorno le news degli organi di informazione non mancano di riportare “tragedie già annunciate”. Ed invece si cercano delle soluzioni come i dossi dissuasori (che poi son stati i responsabili di altrettanti incidenti), indicazioni stradali luminose, indicatori “sonori” sulle strade, e non in ultimo il famoso autovelox.
Ad andar a piedi o in bicicletta non si corre il rischio di creare incidenti, ma si sa… anche l’auto è necessaria, e non solo per andare al lavoro!
Proviamo per una volta a calarci nel problema ed a viverlo assieme alla società ed alla cultura che già lo sperimenta tristemente nella propria esistenza. Offriamo una legittima speranza di combattere un flagello, con l’obiettivo seppur lontano di giungere alla sua distruzione!