Archivio di settembre 2008

E ci risiamo!

E ci risiamo! Più cerco in tutti i modi di vedere con occhi meno critici questo Papa e più trovo incongruenze clamorose nelle parole e nelle prese di posizione da parte della Chiesa, quella che il Sommo Pontefice Joseph Ratzinger rappresenta universalmente in tutta la Terra.

Questa riflessione nasce dall’ascolto (e in verità anche dalla lettura, non si sa mai che avessi capito male) delle parole pronunciate per l’appunto da Benedetto XVI a Castel Gandolfo domenica 21 settembre 2008 subito dopo la recita dell’Angelus…

Apro una piccolissima parentesi: la recita dell’Angelus, nella sua forma canonica solenne, è proclamata nella lingua ufficiale della Chiesa, ovvero il latino. Nello stesso tempo il ministro Gelmini, con la sua ormai nota riforma scolastica, rivalorizza le ore di insegnamento delle lingue straniere (in particolare l’inglese) tagliando le ore di latino… A questo punto vogliamo ancora credere che il latinorum nella messa domenicale o la benedizione urbi et orbi del Santo Padre possano suscitare particolare interesse nei nostri ragazzi ? Sarebbe forse ora di adeguare anche questo canale di comunicazione, visto che non ci sono stati grossi problemi d’impatto liturgico nell’introduzione di Internet e di tutte le tecnologie informatiche al servizio di Santa Romana Chiesa…

Tornando al mio clamore. Le parole che mi hanno fortemente colpito sono: “Giovedì prossimo, 25 settembre, si terrà a New York, nell’ambito della 63.ma sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, un incontro di alto livello per verificare il compimento degli obiettivi stabiliti nella Dichiarazione del Millennio, l’8 settembre 2000. In occasione di questa importante riunione, che vedrà insieme i leaders di tutti i Paesi del mondo, vorrei rinnovare l’invito affinché si prendano e si applichino con coraggio le misure necessarie per sradicare la povertà estrema, la fame, l’ignoranza e il flagello delle pandemie, che colpiscono soprattutto i più vulnerabili. Un tale impegno, pur esigendo in questi momenti di difficoltà economiche mondiali particolari sacrifici, non mancherà di produrre importanti benefici sia per lo sviluppo delle Nazioni che hanno bisogno di aiuto dall’estero sia per la pace e il benessere dell’intero pianeta”.

Benedetto XVI si riferiva molto chiaramente a delle decisioni coraggiose di politica economica, che i vari paesi del mondo dovrebbero prendere a favore delle popolazioni più bisognose, parlando senza mezzi termini di “povertà estrema, fame, ignoranza e pandemie”.

Mai un modo di dire fu più appropriato: ma da quale pulpito vien la predica!

Curzio Maltese, ormai un anno fa, scrisse su “la Repubblica” un interessantissimo articolo dal titolo “I conti della Chiesa, ecco quanto ci costa”. Basterebbe riportare solo il sottotitolo per renderci conto di cosa stiamo discutendo “Ogni anno, dallo Stato, arrivano alle strutture ecclesiastiche circa 4 miliardi di euro”… quattro miliardi di euro!! Circa otto mila miliardi di lire!!

Mi sembra abbastanza per dire che, se quanto già riportato sulla destinazione del famoso otto per mille è vero (appena il 20% del complessivo è realmente destinato ad opere di beneficenza), questa dichiarazione sa tanto di predica di comodo.

Non sto qui a fare l’anticlericale per eccellenza, anche perché sia chiaro che non è mio intento sparare a zero sulla gestione economica di una complessa struttura come quella della Chiesa Cattolica, però non vedo “coerenza” nelle parole di chi predica la lotta alla povertà e poi di fatto non lotta per niente! Una specie di “armiamoci e partite”?

Sempre nella stessa “inchiesta” condotta da Repubblica (ancora oggi disponibile anche in rete all’indirizzo http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa.html) sono numerose le voci economiche di agevolazioni alla Chiesa, più comodamente chiamati “aiuti di Stato”, e che in effetti sfuggono alle osservazioni della maggior parte dei cittadini. Dal mancato introito dell’ICI all’elusione dell’IRAP e di altre imposte, passando anche per i grandi vantaggi del “turismo cattolico”, che movimenta solo in Italia oltre quaranta milioni di visitatori e pellegrini.

Nessuno condanna i lasciti alla Chiesa, né tantomeno gli oboli e le donazioni… Credo solo che una oculata gestione economica di un tale patrimonio (degno dei più altisonanti nomi della finanza mondiale), da ripartire su un tetto di “operatori ecclesiastici” diminuito da 60 a 39.000 unità, sia da promuovere con grande voce, per rispetto di quell’obolo donato nelle questue della messa domenicale.

Poi c’è chi dice che Curzio Maltese abbia “sparato” male sulla Chiesa con quell’inchiesta pubblicata da Repubblica, sta di fatto che Feltrinelli ha pubblicato un libro, proprio di Maltese, dal titolo “La questua”, che per l’appunto parla proprio delle elargizioni economiche alla Chiesa e della sperequazione innegabile delle risorse che dovrebbero essere destinate, invece, alle sempre più evidenti necessità di beneficenza.

Jerry Carreras

Firmate dove volete, ma firmate!

Fra le tante polemiche sorte in occasione della visita del Santo Padre a Cagliari, è stata sollevata anche l’annosa questione della spesa sostenuta dalla pubblica amministrazione regionale, provinciale e comunale. Le notizie in questo caso provengono da svariate fonti pseudo-ufficiali, che naturalmente sostengono cifre molto diverse fra loro. Le più verosimili si attestano su 1.620.000,00 euro (leggasi meglio: un milione e seicento venti mila euro…; che al cambio storico della lira sarebbero si e no 3.136.757.400, leggasi meglio tre miliardi cento trenta sei milioni settecento cinquanta sette mila quattrocento lire), ripartite fra 1.400.000,00 € provenienti dalla Regione Autonoma della Sardegna, 200.000,00 € dalla Provincia di Cagliari e circa 20.000,00 € dal Comune di Cagliari.

Cifre spettacolari, se poi consideriamo che il primo stanziamento di soli un milione di euro è stato valutato insufficiente da Sua Eccellenza mons. Giuseppe Mani, che ha sollecitato un aumento di capitale, e clamorosamente la Regione Autonoma della Sardegna lo ha concesso!

Stendendo un velo pietoso sul calice d’oro regalato a Joseph Ratzinger (la mia fede cattolica cristiana mi impedisce di pensare che un oggetto così costoso sia stato regalato al Cristo in terra!) dal peso approssimativo di un chilo e mezzo, gemmato da pietre preziose di valore ancora non stimato, la visita del Santo Padre a Cagliari è costata circa 2.333,00 euro al minuto, tenendo per buono che il Papa sia rimasto in Sardegna dieci ore.

Non sono qui ad alimentare questa o quella polemica sulla visita del Papa, ma sfogliando le varie pagine di informazione stampata e telematica di questi giorni, sono rimasto oltremodo indignato dalla dichiarazione della Conferenza Episcopale Italiana, che si pone in allarme per la diminuzione delle firme sulla destinazione del famosissimo “otto per mille”.

I soldi stanziati per la visita del Sommo Pontefice a Cagliari e l’otto per mille alla Chiesa Cattolica non stanno sullo stesso piano, è evidente. Ma è evidente che non sposa bene parlare di lotta alla povertà, all’emarginazione sociale, alla discriminazione e a tutti i drammi che quotidianamente affliggono l’umanità e nel contempo incamerare delle quote economiche di grande portata sperando che la cosa passi inosservata.

Stando ai dati diffusi da più altisonanti testate giornalistiche (e dalla CEI stessa), la Chiesa Cattolica utilizza il gettito derivante dall’otto per mille per pagare gli stipendi del clero, per le opere di manutenzione delle strutture E per opere di beneficenza. Di fatto, meno del 20% di questi soldi va alle opere caritative…

Inoltre, cosa ancora più grave a mio giudizio, la Chiesa Cattolica riceve non solo la ripartizione in percentuale derivante dalla conta delle firme apposte sulle varie dichiarazioni dei redditi, ma sulla stessa base percentuale riceve anche la suddivisione delle firme non apposte, ovvero soldi in più da parte di chi non ha scelto di devolvere l’otto per mille.

Nulla da eccepire sull’assegnazione di fondi per scopi di beneficenza, per carità… ma non comprendo perché si debba occultare una realtà economica che dovrebbe essere invece “trasparente”…

Di contro, la Chiesa Evangelica Valdese, che ancora oggi rivendica alcuni sacrosanti diritti evidentemente negati dallo Stato (ad esempio assegnazione delle SOLE QUOTE dei firmatari senza ripartizione percentuale), dichiara anche sul proprio sito (http://www.chiesavaldese.org) “Nemmeno un euro viene utilizzato per le attività di culto”, e sempre sullo stesso sito è possibile scaricare i vari rendiconti di gestione delle quote dell’otto per mille nei vari progetti, dal 1993 ad oggi!

Dopo tutto questo mi permetto di darVi un consiglio: nella prossima dichiarazione dei redditi FIRMATE dove volete, ma firmate!

Pino è stato ucciso a 40 anni!

Ad un paio di giorni dalla sua scomparsa, dopo il pietoso rito della rimozione, do l’estremo saluto a Pino… che voglio ricordare così.

La Scalinata di Bonaria e gli alberi...

La Scalinata di Bonaria e gli alberi...

 

Volutamente provocatorio è il titolo di questo mio intervento, rimuginato e digerito più volte, ma alla fine pubblicato nel posto più ovvio dove scrivo tutti i miei pensieri, ovvero il mio blog.

E sarei ben felice se questo mio sfogo avesse la voce più alta di tutti i cori che in questo momento si sentono, non tanto perché sono l’autore di questo intervento, ma perché trovo ASSURDO un gesto di questa portata.

La notizia, scevra delle personali considerazioni, è questa:
In prossimità della scalinata di Bonaria è stato abbattuto un albero, per la precisione un pino, dell’età di oltre quarant’anni per “esigenze televisive” in occasione della visita del Santo Padre Benedetto XVI a Cagliari nel giorno del 7 settembre 2008.

Non posso esimermi dal commentare con grande indignazione questa notizia, che ha già fatto il giro dei blog non solo degli amanti della natura o dei cittadini cagliaritani, ma anche di tutte quelle persone sensibili ad un problema che sembra, visti gli eventi, di poca importanza o perlomeno reputato tale dalle varie linee degli amministratori comunali di Cagliari.

In prima linea metto il signor Sindaco di Cagliari, il dott. Emilio Floris, che consegna alla stampa (vedasi a tal proposito l’articolo pubblicato su SardegnaOggi: http://www.sardegnaoggi.it/notizie.php?notizia=10888) una dichiarazione, a mio giudizio, di pessimo gusto: “occorre mettere in conto qualche sacrificio”.

Non so quanto sia “giusto” sul piano etico, morale e ovviamente sociale, sacrificare la vita di un essere vivente di oltre quarant’anni, senza aver neppure considerato la possibilità di “trapiantare” questo essere vivente in un’altra sede. Cosa che peraltro è già successa in altre occasioni proprio a Cagliari (parcheggi di via Amat, tanto per citarne una).

Così come non credo che il credo religioso cattolico cristiano, rappresentato dal Sommo Pontefice, sia favorevole alla indiscriminata uccisione di un albero di quarant’anni (voglio credere che non sia favorevole…).

Ed ancora, stupidità più clamorosa fra tutte le baggianate tirate fuori, discuterei con titolo dell’esigenza televisiva. Ma come? Nel 2008, nell’era della Tecnologia Digitale, nel momento in cui le tecniche di comunicazione utilizzano sistemi evoluti, vogliamo far digerire al “popolo” che “mamma RAI” ha bisogno di quel posto lì, ineguagliabile fra altri milioni di spazi a disposizione nell’area di celebrazione (o forse “spettacolo mediatico”?). Eppure la scalinata di Bonaria ospita da anni altri spettacoli televisivi, ripresi anche da più emittenti contemporaneamente che trasmettono il proprio segnale in analogico e digitale… Facile il collegamento con “Il Miracolo di Natale” di Gennaro Longobardi, vero? Proviamo a chiedere a lui, ai tecnici ed ai cameramen di Sardegna Uno, di Nova Televisione, ed anche di tutte le altre reti che hanno “filmato” i vari eventi, se era possibile evitare uno scempio del genere.

Ah già, sono “piccole realtà televisive”… potrebbero non avere tutta la voce in capitolo, che invece ha “mamma RAI”. Non avrò mai, forse, quella soddisfazione, ma sarei davvero curioso di sentire i tecnici di Mediaset, che nello stesso identico spazio, specularmente disposto dall’alto verso il basso, hanno organizzato e ripreso lo spettacolo “Amici di Maria de Filippi” con la presenza del vincitore Marco Carta (non sto qui a parlare di quello spettacolo e della sua validità artisitica… mi serve solo come paragone). Anche lì c’era una troupe televisiva di tutto rispetto… ma non ricordo di aver sentito una notizia ABOMINEVOLE come questa.

Ancor più paradossale, ma non mi stupisco affatto di questo, è che questo albero spettacolare (quanto è spettacolare ogni essere vivente di madre natura, nella sua complessità di vita) sorgeva proprio in un’area di interesse turistico della città… ma evidentemente al dott. Emilio Floris, medico di spicco classe 1944, interessa più una ripresa della RAI piuttosto che un polmone d’aria. Vero è che l’area è stata giudicata sufficientemente alberata (come se esistesse un limite), ma sono convinto che spostare di due metri la postazione della telecamera di “mamma RAI” non avrebbe cambiato alcunché.

Aggiungo ancora una paradossalità clamorosa: sbaglio o in “quella zona” abita anche il “prodigioso” Presidente della Regione Autonoma della Sardegna dott. Renato Soru? Detta così non è una grande notizia clamorosa, ma è mai possibile che un uomo di grande cultura e somma attenzione ai problemi dell’ambiente (vedasi le leggi salvacoste, i parchi naturali, la salvaguardia di Tuvixeddu… ce ne sarebbero da citare!!) non abbia ancora preso parola in merito?? A stamattina non ho reperito alcuna dichiarazione né sul sito ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, né sul sito renatosoru.it, dove peraltro si da grande voce al parere di Legambiente sulla vicenda Tuvixeddu-Tuvumannu. Eppure Helmar Schenk, zoologo di Legambiente, si è già espresso in merito… Lodevole la sua posizione, dichiarata su La Nuova Sardegna e reperibile anche nel blog di “Gruppo d’Intervento Giuridico ONLUS” all’indirizzo http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it//Un_pino_val_bene_una_messa__in_tv____1923165.shtml .

Per certo Ninni Depau e Marco Espa non si offenderanno se faccio una battuta “verso la loro parte” (anche se io sto dall’altra “parte”): se questa attenzione non fosse arrivata da due consiglieri nati ne “L’Ulivo”, da chi poteva arrivare? :)

E’ vero che il signor Sindaco di Cagliari ha già dichiarato che l’azione richiesta dai due consiglieri, ovvero quella di piantare almeno quaranta alberi (uno per ogni anno) in uno dei parchi cittadini, è stata non solo presa in considerazione, ma anche “implementata” sul numero delle piante da mettere a dimora; però è davvero INCREDIBILE pensare che si possano compiere delle violenze inaudite senza neppure pensarci con un po’ di calma.

Posso proseguire, ma l’indignazione è davvero tanta…

Vorrei tanto che la mia fioca voce si unisse alle vostre, cari amici…